martedì 9 agosto 2016

9 agosto, non dimentichiamo Hiroshima e Nagasaki

In ricordo di Hiroshima e Nagasaki, il Balletto di Roma danza in piazza del Pantheon /Video
In occasione del 71° anniversario dello sgancio della bomba atomica su Hiroshima (6 agosto) e su Nagasaki (9 agosto), avvenimenti tra i più drammatici e crudeli accaduti nella storia dell’umanità, martedì 9 agosto nell’ambito della manifestazione “Cervia a lume di candela”, si svolgerà un laboratorio dedicato alla cultura della nonviolenza aperto a tutti dalle ore 21 alle ore 23.

Già lo scorso anno il Comune di Cervia, in collaborazione con il comitato della mostra “Senzatomica: trasformare lo spirito umano per un mondo libero da armi nucleari”, ha organizzato diverse iniziative aperte a tutti per mantenere viva l’attenzione sui temi della pace e del disarmo, con il coinvolgimento attivo dei cittadini. Molto importanti e significativi i collegamenti via Skype tra la scuola “M. Buonarroti” di Montaletto di Cervia unica in Italia e Mayors for Peace - Hiroshima Peace Memorial Museum.

Alcune foto che documentavano le iniziative organizzate a Cervia sono state esposte nell’ambito della mostra organizzata da “Mayors for Peace” in occasione della storica visita lo scorso aprile a Hiroshima dei Ministri degli Affari Esteri dei Paesi membri del G7. Il Presidente di “Mayors for Peace - Sindaci per la Pace” Matsui Kazumi, che è anche sindaco di Hiroshima ha scritto nella sua Dichiarazione di Pace del 6 agosto 2016: "Oggi rinnoviamo la nostra determinazione per offrire profonda e sincera consolazione alle vittime della bomba atomica, e ci impegniamo di fare tutto quanto in nostro potere, lavorando insieme alla città di Nagasaki e ai milioni di persone in tutto il mondo, per abolire le armi nucleari e costruire una pace mondiale duratura".Il laboratorio di domani a Cervia (di fronte alla Torre San Michele, lato canale) sarà dedicato alla cultura della nonviolenza, nel pieno rispetto della dignità umana, con lo scopo di innescare una reazione a catena virtuosa, dove una persona che si “attiva” può stimolare altre persone ad “attivarsi” in un messaggio di pace.

Da segnalare una creazione, firmata da Paola Jorio, per gli allievi del Balletto di Roma, per ricordare tutti i bambini morti a Hiroshima e Nagasaki, in particolare la piccola Sadako, che a 11 anni di ammalò di leucemia. Si sono svolte ieri, nella piazza del Pantheon, organizzata e promossa dal Comitato 'Terra e pace', con Carla Fracci testimonial che ha letto alcuni stralci dalle 'memorie' di un sopravvissuto, la manifestazione per commemorare il 71esimo anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki.

''Nove anni prima era caduta la prima bomba atomica sulla sua città”  ha ricordato la coreografa Jorio “una leggenda giapponese racconta che per vedere i propri sogni trasformati in realtà, bisognava realizzare mille gru di carta. E' quello che fece la piccola Sadako, utilizzando, spesso, le carte dei medicinali. Ma il suo sogno non si avverò. Scomparve prima che il suo desiderio di ricominciare a correre potesse trasformarsi in realtà''. ''I suoi amici completarono il lavoro” ha proseguito Paola Jorio “oggi, ad Hiroshima, nel Parco della Pace, c'è un monumento che 'ritrae' Sadako con in mano una gru e la scritta: 'Questo è il nostro grido, questa è la nostra preghiera. Pace nel mondo'. La performance degli allievi della Scuola del Balletto di Roma, vuol essere solo un piccolo omaggio, un ricordo affinché quanto accaduto non si ripeta''.

In scena gli allievi più piccoli (in bianco) accanto ai ragazzi dei corsi superiori (in nero), simbolo di quella catena umana anonima che da anni lavora per la pace, perché la salvezza dell'umanità, come ha ricordato nel suo breve intervento Carla Fracci è affidata alle passioni, gli slanci e gli entusiasmi delle nuove generazioni.


Hiroshima e Nagasaki, il Balletto di Roma 

lunedì 8 agosto 2016

Olympikite, il Festival internazionale degli aquiloni di Sauze d’Oulx

Olympikite, il Festival internazionale degli aquiloni di Sauze d’Oulx organizzato durante il weekend dal team acrobatico Free Vola di Biella. Una grande festa del vento che ha affascinato adulti e bambini con la magia del volo. Il cielo di Sauze d’Oulx si è colorato con centinaia di aquiloni dalle fogge e dimensioni più inusuali, anche collegati l’uno all’altro, in lunghissime sequenze di quaranta esemplari che ricreeranno sorprendenti effetti cromatici a contrasto con l’azzurro della volta dietro le montagne olimpiche.

La grande novità di quest’anno è il disco volante, di dieci metri di diametro per quattro metri e mezzo di altezza, realizzato dal team Free Vola di Biella con 270 metri quadrati di tessuto. Un aquilone dal grande impatto visivo, che verrà fatto volare con un sottofondo musicale alla “Mars Attacks!” e riserva anche lo sbarco di un piccolo alieno. Originalissime pure le cravatte volanti del gruppo Vulandra di Ferrara, che ha realizzato aquiloni a forma di plastron con tanto di colletto inamidato. Ci saranno anche gli enormi gonfiabili amati dai più piccini, come il gufo rosa, il variopinto pesce palla, piovre, cobra, draghi, razze, gechi. Presenti i thailandesi, il Chula che va a caccia, come nella tradizione thai, della femmina Pakpao. La Delegation Française Free Vola, Pina e Thierry ricreeranno un balletto a suon di musica con figure tecniche molto precise ed evoluzioni di alto livello.

Il recordman Edy Angelino, presidente del club biellese si è esibito facendo volare tre aquiloni acrobatici a suon di musica, performance eseguita da pochissimi piloti al mondo. Spettacolo assicurato anche senza vento dai leggerissimi Emong con la coda regolabile e dagli altri modelli No-wind, semplici pure da costruire. La decima edizione di Olympikite ha portato in Valle di Susa tanti acrobati del vento che si sono sfidati tra loro, tra acrobatiche a suon di musica e dimostrazioni di volo con vele da trazione, buggy, mountainboard e dynakites condotti a filo da piloti esperti e appassionati da tutta Europa. Nonostante il clima di sfida nessuno dei partecipanti ha trascurato i bambini, che sono stati con gli occhi al cielo per tutto il giorno.

Olympikite, il Festival internazionale degli aquiloni di Sauze d’Oulx 

domenica 7 agosto 2016

Sciacchetrà, storia di vino e di emigranti

Il Cinque Terre Sciacchetrà è un vino DOC la cui produzione è consentita in alcuni comuni della provincia di La Spezia. Si tratta di un vino passito prodotto nelle Cinque Terre da uve che provengono dai celebri terrazzamenti. Oltre a vantare una storia millenaria e ad essere conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata ma non è stato riconosciuto come presidio Slow Food.

Nella sede del Parco Nazionale delle Cinque Terre, a Manarola, due anni or sono è nato ufficialmente, il “Consorzio Cinque Terre Sciacchetrà”. L’idea è venuta a Luigi Grillo, ex-senatore e titolare della “Cantina Buranco” di Monterosso, durante la 1ª edizione del “Festival dello Sciacchetrà”, organizzato nel paese rivierasco. Oltre alla passione per la politica non ha mai nascosto l’amore per la sua terra, tanto da farsi promotore di questa iniziativa. Grillo non ha nascosto di aver faticato a riunire 15 viticoltori, sui 17 presenti, ma centrando l’obiettivo si dice soddisfatto. I produttori aderenti, nelle loro vigne sparse nei caratteristici terrazzamenti a picco sul mare, hanno dato vita ad un vero consorzio, che consente loro di essere più competitivi sul mercato.

Da oggi saranno i migranti della Caritas diocesana di La Spezia a collaborare con il Consorzio per la produzione del pregiato vino. Nascerà infatti alle Cinque Terre una cooperativa che coinvolgerà produttori e richiedenti asilo non solo per il recupero dei muretti a secco ma per recuperare gli incolti e coltivare il vitigno di `bosco´, quello da cui nasce il rinomato passito.

L’iniziativa è stata presentata oggi alla IV edizione del Festival dello Sciacchetrà a Corniglia, nelle Cinque Terre. “I giovani migranti stanno già seguendo dei corsi di formazione per la coltivazione della vigna” ha spiegato il presidente del Consorzio Produttori Sciacchetrà Heidi Bonanini. “Crediamo in questo progetto per il recupero dei terreni abbandonati e per un possibile ampliamento delle produzioni”. Lo Sciacchetrà è un vino che rientra nella Doc Cinque Terre 1973 e nasce sui terreni scoscesi della costa spezzina, da uve lasciate essiccare al sole. La giornata dedicata a questa produzione ha focalizzato l’attenzione sull’attività di presidio di questa coltivazione, contro il rischio idrogeologico e per il mantenimento di una tradizione in grado di dare risposta anche in termini di posti di lavoro e necessità sociali.

Nel corso della giornata di sabato 6 agosto è stato presentato il progetto ideato per aumentare la produzione del passito e per combattere i pregiudizi nei confronti dei migranti. "Il consorzio ha preso in affitto dalla Curia” ha spiegato Luigi Grillo, presidente dell'Associazione Amici delle 5 Terre, “sette mila metri quadrati di terreni incolti che saranno coltivati dai migranti ospitati dalla Caritas. I migranti non sono un peso, ma anche risorsa. L'età media dei produttori è molto elevata, bisogna invertire il trend e i nostri giovani non sono molti disposti a piegare la schiena. Per i primi quattro o cinque anni le barbatelle non produrranno grappoli, per cui chiederemo un sostegno alle istituzioni. Dopo di che il progetto sarà in grado di autofinanziarsi”. 

Sciacchetrà vino passito DOC

sabato 30 luglio 2016

Stress test: godono di buona salute le banche italiane, tranne MPS che segna il passo
Gli Stress test non sono altro che un esame atto a valutare la solidità delle banche. L'Eba immagina scenari diversi e ne verifica gli effetti sui capitali della banca. In particolare simula in due fasi consecutive una situazione "di base" e una "avversa". Nella prima si ipotizza una crescita dell'area euro pari all'1,8 % nel 2016 e dell'1,9% nel 2017. Nella seconda, si sottopone l'istituto a condizioni negative, quali calo del pil nel biennio 2016-2018, un peggioramento del rating dei titoli di stato e dei prezzi degli immobili residenziali e commerciali, crollo delle Borse.

Vengono così prodotti migliaia di dati, circa 20mila: dai titoli di stato in portafoglio, all'esposizione ai rischi in base ai dati di bilancio 2015, al valore del capitale. Dati che presi nell'insieme danno la misura dell'impatto dello 'stress' sull'istituto. Diversamente dal passato, gli stress test 2016 non fissano in caso di scenario avverso una soglia patrimoniale al di sotto del quale la banca è obbligata automaticamente alla ricapitalizzazione (tale soglia nell'ultimo test del 2014 corrispondeva al 5,5%). Ma si limitano a dare indicazioni circa lo stato di salute del credito, che è il dato a cui gli investitori guarderanno. I risultati saranno comunque oggetto della valutazione della vigilanza Bce che in autunno-inverno condurrà l'esame Srep e quidi fatalmente porteranno a correzioni per le banche che dovessero presentare debolezze. Il numero di banche coinvolte è diminuito: nel 2014, erano 124. Oggi il numero è sceso a 51.

"La credibilità delle banche italiane è rafforzata, ma occorre che le istituzioni europee ed italiane lavorino ancora per realizzare più regole comuni per la corretta concorrenza per il mercato bancario". E’ quanto ha affermato in una nota il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, dopo gli esiti degli stress test di ieri. In particolare, è necessario "continuare nelle riforme", come giustizia civile e uniformità fiscale in Europa.Gli stress test, sottolinea Patuelli, "sono stati un esercizio severo con assai improbabili scenari avversi e una impostazione sfavorevole in partenza verso le banche impegnate principalmente nei prestiti alla clientela, come ad esempio le banche italiane, per le quali non sono stati conteggiati gli interessi relativi ai crediti deteriorati di ciascuna banca, nonostante le concrete probabilità di almeno parziali incassi di detti interessi.

Ciò nonostante, il risultato complessivo per le banche europee è sostanzialmente soddisfacente, e pure per le banche italiane che escono dagli stress test per quattro meglio delle attese dei mercati e per una con l'approvazione da parte della Bce di un importante piano di complessivo rafforzamento patrimoniale". Quindi, conclude il presidente di ABI "per l'Italia occorre continuare nelle riforme, cogliere i frutti di quelle già effettuate e realizzare innanzitutto altre misure per rendere ancora più efficiente la giustizia civile e più uniforme il fisco in Europa, per rendere più competitive tutte le attività imprenditoriali italiane nel contesto europeo".

Il risultato degli stress test rappresenta un passaggio rilevante per Intesa Sanpaolo, il più solido Gruppo europeo tra le grandi banche. In termini di solidità patrimoniale i coefficienti del Gruppo bancario piemontese superano ampiamente le richieste dei regolatori, anche nello scenario più avverso.Tre delle cinque banche italiane passano agevolmente gli stress test europei, ma Unicredit e Mps sono fra le 10 peggiori. Il Montepaschi riceve la stangata più forte fra tutti gli istituti del Continente, un crollo a -2,44% del coefficiente patrimoniale CET1 che azzera il capitale nello scenario avverso e spiega le fortissime tensioni degli ultimi mesi, prima dell'aumento di capitale e della maxi-cessione di crediti cattivi annunciati oggi per correre ai ripari extremis.

Non c'è solo l'Italia sotto la lente delle autorità europee, gli stress test dimostrano la solidità del sistema bancario italiano nel suo insieme, secondo quanto annunciato dal Ministero del Tesoro dopo la divulgazione dei dati, aggiungendo che le misure recenti del governo aiuteranno a smaltire i crediti deteriorati. Fra le 51 banche esaminate dall'Autorità bancaria europea, l'irlandese Royal Bank of Scotland e la Allied Irish Bank escono con parecchi danni, un capitale di miglior qualità (il CET1, appunto) praticamente dimezzato e poco sopra il 7%. Deutsche Bank, che pure non subisce il tracollo che qualcuno ipotizzava e non vede una stangata sui derivati e sui rischi di mercato, va al 7,80% nello scenario peggiore ipotizzato dall'Eba: capitale penalizzato, ma in miglioramento dal 7% del 2014. Miglioramento anche nello scenario di base, al 12,1% dal 10,5%.

Ma il Monte dei Paschi di Siena, dopo l'estenuante trattativa europea e lo sblocco sfociato nella soluzione di mercato ufficializzata oggi che esclude l'intervento pubblico, riceve un vero e proprio schiaffo: il capitale CET1 è azzerato crolla sottozero, a -2,44% nello scenario avverso, per il quale nei test del 2015 era prevista una soglia minima del 5,5% sotto la quale scattava la cura della Bce da approntare immediatamente. Numeri che spiegano il crollo in borsa e la frenesia dei negoziati fra Bce, Bankitalia, Tesoro e il consiglio dell'istituto senese.
Numeri che, anche se non parlano di un caso 'italiano', delineano un caso 'Siena' in Europa in questo momento. E forse non è un caso che proprio la Bce, in una nota emessa a caldo dopo i risultati dell'Eba, rilevi come "con una eccezione, tutte le banche mostrano livelli di capitale CET1 ben al di sopra del benchmark del 5,5% usato nel 2014". Presentarsi ai mercati, lunedì mattina, con questi numeri senza un piano già varato (e approvato dalla Bce) avrebbe significato un bagno di sangue per Siena.

Situazione diversa per Unicredit, che nello scenario avverso è al 7,10%,a ma si colloca comunque al quarto peggior posto fra i 51 istituti europei per capitale su base transitoria ed alla sesta peggiore nello scenario avverso. E' con un occhio altrettanto attento all'apertura della borsa lunedì che l'istituto, che ha appena nominato alla guida Jean Pierre Mustier, fa sapere che valuterà "se siano necessarie ulteriori misure o modifiche del piano di capitale". Le voci parlano di cinque miliardi di aumento e altrettanti da dismissioni. Bankitalia rileva comunque come, nonostante la severità dello stress test e le forti tensioni degli ultimi anni, quattro delle cinque principali banche italiane del campione Eba abbiano subito un impatto sul capitale derivante dallo scenario avverso di 3,2 punti percentuali, meglio della media europea (3,8 punti), anche se includendo in Montepaschi le banche italiane scendono di 4,1 punti.

Sempre il Ministero del Tesoro rileva che le condizioni di Mps, due salvataggi pubblici e finora 8 miliardi in due aumenti di capitale in due anni cui ora se ne aggiunge un terzo "sono da tempo all'attenzione" della vigilanza europea. Dai numeri dell'Eba esce in buona salute Intesa Sanpaolo, che rispetterebbe le condizioni della vigilanza anche nello scenario avverso 10,21% di CEt1) e a maggior ragione in quello base (12,80%). Se la cava bene, a sorpresa dopo recenti e discusse indiscrezioni, il Banco popolare (9,05% nello scenario avverso). Tiene bene Ubi (8,85% nello scenario peggiore). Tutto ciò in un contesto in cui i rischi di credito, particolarmente penalizzanti per l'Italia da poco uscita dalla recessione, pesano nello scenario avverso ben 349 miliardi sui bilanci delle 51 banche, con le sofferenze peggiori in Italia, Gran Bretagna, Spagna e Francia.



giovedì 28 luglio 2016

Studiare lavorando oppure lavorare studiando: parte da Vercelli la presentazione del "sistema duale"

E’ stato organizzato nel Salone Sant’Eusebio del Seminario Arcivescovile, l’incontro tra istituzioni ed aziende per sviluppare il progetto di alternanza adottato dal Piemonte. Il Roadshow nazionale realizzato grazie alla partnership con Unioncamere e il sistema delle Camere di commercio, che permetterà alle Istituzioni pubbliche, alle Organizzazioni delle imprese e alle Istituzioni formative, di dialogare con le aziende sui temi dell’istruzione e formazione professionale, sarà l’occasione per fare il punto sulla sperimentazione del sistema duale da poco avviata.

Dopo i saluti di Alessandro Ciccioni, Presidente della Camera di Commercio Biella e Vercelli, del Sindaco Maura Forte, e di Fabrizio Manca, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico regionale, introducono i lavori il Sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Luigi Bobba e l’Assessore a Istruzione, Lavoro e Formazione della Regione Piemonte Giovanna Pentenero.  Sono intervenuti Gianfranco Bordone (DG assessorato Lavoro Regione Piemonte), Agostino Petrangeli (Responsabile progetto Fixo Italia Lavoro), Paolo Bertolino (Segretario Generale Unioncamere Piemonte) e Manuela Maffiotti (Consigliere di amministrazione Fondazione Consulenti per il Lavoro). Seguirà la presentazione di buone pratiche, con CIAC di Ivrea e Cnos Fap di Alessandria, prima delle conclusioni del Sottosegretario Luigi Bobba. A seguire un confronto tra imprenditori, Unioncamere, Camera di Commercio e Italia Lavoro.

La sperimentazione del Sistema Duale, preceduta da uno specifico Accordo approvato lo scorso 24 settembre dalla Conferenza Stato-Regioni e seguita dalla stipula di un Protocollo di Intesa con tutte le Regioni e la Provincia Autonoma di Trento, consentirà in un biennio a circa 60 mila giovani di poter conseguire i titoli di studio con percorsi formativi che prevedono, attraverso modalità diverse, una effettiva alternanza scuola-lavoro. Per una parte dei giovani studenti l’apprendimento in impresa avverrà tramite un contratto di apprendistato di primo livello, mentre per l’altra parte, attraverso l’introduzione dell’alternanza “rafforzata” di 400 ore annue a partire dal secondo anno del percorso di istruzione e formazione professionale.

Il Governo, per mezzo di questa sperimentazione ha dato concreta attuazione ad uno dei punti più salienti del Jobs Act rilanciando, in coerenza con La Buona Scuola, l’apprendistato di primo e di terzo livello, al fine di contrastare l’abbandono scolastico, aumentare l'occupabilità dei giovani e ridurre la distanza tra scuola e lavoro. L’approccio trasversale di queste importanti riforme consente un dialogo costante, tra due mondi - quello della scuola e quello del lavoro - che oggi più che mai devono muoversi nella stessa direzione per dare risposte concrete alle giovani generazioni” ha dichiarato il sottosegretario Luigi Bobba, “Il roadshow che parte oggi a Vercelli è l’occasione per rafforzare il dialogo tra le istituzioni formative ed il tessuto imprenditoriale delle diverse aree del Paese, al fine di promuovere le necessarie sinergie, favorendo l’utilizzo dell’apprendistato quale efficace strumento per l’inserimento lavorativo dei giovani. In aggiunta, il vademecum, in pubblicazione il 4 luglio sul Sole24ore, fornirà strumenti conoscitivi utili alle imprese e a tutti gli operatori del settore”.
On.Luigi Bobba_Sottosegretario al Ministero del Lavoro ed alle politiche sociali 

Lugano meta turistica

Conosciuta dagli italiani per altre ragioni oltre che per essere affermata come piazza bancaria internazionale di primo piano, Lugano è una bellissima cittadina turistica. Città di origine romana è la più grande città di lingua italiana al di fuori dell'Italia. Si estende sulle rive dell’omonimo Lago è caratterizzata da un clima continentale influenzato dalle correnti alpine, le estati sono mai afose e gli inverni mitigati dal clima lacustre. Il clima ed il contesto paesaggistico, fanno in modo che Lugano sia una meta turistica molto frequentata, Lugano si è inoltre, al terzo rango in Svizzera dopo Zurigo e Ginevra.

Che il turismo sia un aspetto che non lascia indifferente i vertici della pubblica amministrazione luganese, pare evidente. A questo proposito riportiamo la dichiarazione di Bruno Lepori, recentemente confermato alla presidenza dell'Ente Turistico Regionale che sottolinea il potenziale della città e del territorio limitrofo. "Se il settore del turismo conferma le proprie aspettative, ne guadagnano tutti", dichiara il Presidente Lepori, “Al fine di attrarre nuovi turisti e fidelizzare quelli esistenti, uno dei compiti fondamentali dell’Ente Turistico del Luganese è quello di seguire l’evoluzione dei trend e delle richieste del mercato svizzero e dei mercati internazionali per offrire prodotti turistici che possano soddisfare le esigenze dei visitatori della destinazione”. “Se il settore del turismo mantiene performance elevate, economia, società ed immagine ne trarranno importanti benefici. Se il settore turistico funziona in tutte le sue specificità ed è performante, a trarre vantaggi sarà l’intero Cantone oltre che la città di Lugano, basta pensare ai posti lavoro che mette a disposizione e all’indotto economico per molte categorie professionali”.

Proprio per valorizzare l’offerta di prodotti turistici, a Lugano fioriscono importanti iniziative. L’ultima importante novità è stata l’inaugurazione della stagione estiva del LAC Café, estensione all’aperto dell’omonimo locale, che ha ripreso l’attività nella nuova struttura esterna realizzata secondo il progetto dell’architetto Ivano Gianola. L’attuale struttura sostituisce la soluzione temporanea utilizzata gli scorsi anni e sarà permanente sotto l’ala verde del museo.

Come per il LAC café all’interno dell’edificio, la gestione è affidata a Gabbani. Durante il periodo estivo la mescita esterna è aperta tutti i giorni e, oltre a coprire gli orari di apertura al pubblico del centro culturale, estende il suo servizio dal primo caffè del mattino fino a sera, con la possibilità di cenare all’aperto; mentre il giovedì rinnova l’appuntamento con l’aperitivo, che lo scorso anno ha animato la piazza riscuotendo un ottimo successo.
La nuova struttura, parte integrante di un ambizioso progetto che per il momento si presenta al pubblico in forma non definitiva. Funzionante allo scopo, l’opera verrà infatti completata con il rivestimento finale secondo il disegno dell’architetto Gianola al termine dell’apertura estiva, inserendosi così nel corpo dell’edificio principale.

Il polo culturale cittadino comincia ad animarsi, dall’inizio di luglio, il LAC propone un evento pubblico in occasione dell’allestimento, un momento di festa in cui fotografia, musica e arte si incontrano. A fianco degli scatti vincitori, sarà possibile visitare gratuitamente l’esposizione dedicata alla Press Art “And Now the Good News. Opere dalla Collezione Annette e Peter Nobel”. Da segnalare, lo scatto vincitore della categoria “Ritratti”, che riprende il volto di Claire Parkes-Bärfuss, una signora che dopo aver girovagato il mondo, a 99 anni è rientrata al suo paese natale nell’Emmental.
LAC Café - Lugano

domenica 24 luglio 2016

Don Carlo Gnocchi: una vita spesa a favore di chi soffre

Don Carlo Gnocchi è stato un presbitero, grande educatore è venerato come beato dalla Chiesa cattolica. Fu cappellano militare degli alpini durante la Seconda guerra mondiale e, a seguito della tragica esperienza della guerra, si adoperò ad alleviare le piaghe di sofferenza e di miseria create da quest'ultima. Nell’immediato dopoguerra si adoperò per costruire una rete di strutture, principalmente case di cura per curare bambini invalidi e mutilati dalle atrocità della guerra. 

Don Carlo Gnocchi è andato in paradiso nel 1956, sicuramente il Padre Eterno gli avrà riservato un posto speciale, come meritano coloro che durante il passaggio terreno hanno fatto tanto bene. Da “lassù” sicuramente Don Gnocchi vede cosa sta accadendo nelle circa 60 strutture ospedaliere e centri ambulatoriali in tutta Italia, che lui ha lasciato in eredità a coloro che hanno proseguito la sua opera.

Già abbastanza scandalosa la presa di posizione di abbandonare il contratto nazionale a partire dallo scorso 6 dicembre, in piena sintonia con il “Modello Marchionne”, ovvero quanto accaduto in Casa Fiat. Se nonché la Fiat è una multinazionale che deve necessariamente fare utili, mentre la Fondazione Don Gnocchi dovrebbe essere un’associazione che ha fatto della carità il proprio main business. Il bilancio 2014 parla di una perdita di 544mila euro, in netto calo rispetto ai 9,8 milioni dell’anno precedente. Anche se l’esposizione debitoria risulta pari a 236 milioni di euro, a fronte di 275 milioni di fatturato. La voce “costo del personale”, invece, si attesta a quota 133 milioni.

La Fondazione è rimasta fedele al suo carisma, sapendo sviluppare la sua azione nei decenni successivi con una lettura dei bisogni che man mano emergevano e venendo a configurarsi ai giorni nostri come una realtà del Terzo Settore di grandi dimensioni. Quindi, recentemente altri venti di polemica hanno travolto la Fondazione. I dialoghi di “botta e risposta” tra la “Don Gnocchi” e la dipendente Giovanna Guadagnucci sono apparsi nei giorni scorsi su diversi quotidiani nazionale ed hanno invaso la rete. Alla Signora Guadagnucci sono state amputate tre dita del piede destro. La donna sostiene che la Fondazione voglia metterla da parte come riportato dal Secolo XIX . Al suo fianco c’è il coordinatore nazionale dell’Unione sindacale di base, Maurizio Rimassa che per questa vicenda ha incontrato il capo del personale di “Don Gnocchi” che gli ha offerto 12 mila euro lordi per trovare un accordo per il licenziamento.

La Fondazione però nega tutto “Non è vero che la dipendente del Centro Don Gnocchi di La Spezia è stata licenziata, né che riceverà la lettera di licenziamento. Non è vero che la dipendente, attualmente in malattia, è da un mese senza stipendio. Non è vero che la Fondazione avrebbe tentato una mediazione offrendo alla donna 12 mila euro per tacitare ogni sua pretesa. La dipendente, riconosciuta invalida al 100% è per la legge italiana inabile al lavoro e come tale non può riprendere il proprio posto all’interno del Centro di La Spezia” sottolinea la direzione della “Don Gnocchi”, “Proprio perché inabile al lavoro, non è vero che le è stato prospettato un ricollocamento in altre strutture della Fondazione a Milano, Torino o Roma, come invece riportato nell’articolo. Vista la delicatezza della situazione, la Fondazione ha volontariamente proposto alla dipendente, in servizio alla Don Gnocchi da 14 anni una serie di incentivi all’esodo per accompagnarla alla pensione”.


Giovanna Guadagnucci non ci sta a passare per bugiarda, ha confermato quanto ha dichiarato al Secolo XIX e mostra la bozza di un accordo firmata dal capo del personale, Fabio Carlotti, nel quale si legge di una possibile “ricollocazione a livello di Fondazione” della lavoratrice. “Mi hanno detto che per me non c’era posto né alla Spezia né a Marina di Massa, e che forse qualche possibilità potevano esserci per Milano, Torino o Roma” conferma la donna “dal 20 giugno sono senza stipendio”. Oltre a Fp-Cgil Cisl-Fp e Uil-Fpl, che hanno preso a cuore la situazione lavorativa della Signora Guadagnucci, speriamo che Don Carlo Gnocchi, che tanto bene ha fatto in vita riesca ad aiutare la dipendente della Fondazione.
Fondazione Don Gnocchi, La Spezia

venerdì 22 luglio 2016

Chiara & Marisa, le donne “No TAV”

Chiara & Marisa come Thelma e Louise, anche se il destino delle prime due si gioca in Valle di Susa e non tra le valli dell’Arkansas. Senza timore di essere smentiti siamo disposti a sostenere che nemmeno il finale sarà drammatico come quello, delle protagoniste del film di Ridley Scott divenuto un instant classic, grazie anche alle scelte molto coraggiose della sceneggiatrice.

Chiara & Marisa, suona quasi come Telma e Luise. La prima Chiara Appendino ha vinto le elezioni nella città dei “bugia nen”, che vincendo il loro atavico immobilismo questa volta si sono mossi, altro che se si sono mossi e dopo decenni di buon governo di sinistra hanno cercato la novità del Movimento 5 Stelle. La seconda Marisa Mayer, alla quale il tribunale ha recentemente revocato l’obbligo di firma è indagata insieme a un’altra ventina di attivisti per i disordini durante il corteo di fine giugno 2015 tra Exilles e Chiomonte. Aveva fatto il giro della rete, nei giorni scorsi, la foto della Meyer mentre si presentava a una stazione dei carabinieri per l’obbligo di firma, suscitando indignazione per il fatto che la procura avesse imposto un simile provvedimento nei suoi confronti. Una anziana e combattiva signora la cui presunta colpa è stata quella di chiedere un passaggio ad un minibus sul quale viaggiavano attivisti “NoTAV” in assetto da sommossa.

La prima Chiara Appendino, Sindaco neoeletto del Comune di Torino, legata anche se non troppo agli schemi politici di un movimento che non si capisce bene da che parte stia nella protesta contro la realizzazione della TAV Torino – Lione. La Appendino dovrà spiegare ai suoi compagni di movimento, quelli che qualche mese fa sventolavano le bandiere No Tav sotto il Comune che non è un'opera che lei può fermare. Chiara Appendino sarà sicuramente un Sidaco all’altezza della situazione quindi non farà fatica nemmeno a destreggiarsi contro le bordate dei valsusini, che in un colpo solo hanno bacchettato la neo sindaca grillina, il presidente del consiglio comunale Fabio Versaci e la maggioranza dei 5 Stelle in Sala Rossa. Al movimento No Tav non è proprio andata giù la solidarietà espressa dai 5 Stelle, in occasione del primo consiglio comunale torinese, alle forze dell'ordine di Chiomonte per gli scontri avvenuti al cantiere Tav della Maddalena.

La seconda, Marisa Mayer, fa parte di un pool di magnifici settantenni “No Tav” che non mollano mai, motivati dal desiderio di difendere il loro territorio, quell’angolo di terra che abitano da quando sono nati, con il preciso intento di offrire ai loro nipoti un futuro migliore. “Qui in val di Susa l’abbiamo capito da tempo: la politica dei partiti non ci interessa più. Noi con questa lotta moralmente abbiamo già vinto perché abbiamo costruito qualcosa che nessuno ci potrà mai togliere”. Così parlava Marisa nell’estate del 2012 di fronte alla telecamera, con la serena determinazione di chi ha capito da che parte stare. Il volto di Marisa si illumina sovente con un sorriso, ma si sa, quando si perde il sorriso si perde la speranza. "Siamo abituati purtroppo alle critiche come queste, alle condanne e ai cambi di barricata, quindi nulla ci stupisce”, mostra sul portale del movimento, notav.info “da oltre 25 anni lottiamo in autonomia da partiti e formazioni politiche, vecchie e nuove che siano, e sappiamo che abbiamo fatto sempre bene".

Per quanto legittima e giustificata la solidarietà espressa a polizia e carabinieri dai grillini "di governo" a Torino, sia pure con la conferma della propria contrarietà al supertreno, rischia di aprire una crepa tra il movimento valsusino e i 5 Stelle, che da sempre si professano contro l'opera e hanno un grande bacino elettorale in Val Susa. Proprio perché noi il Tav lo vogliamo fermare davvero, e proprio su questo aspetto, i No Tav si rivolgono ai grillini: "Visto che vi dite Notav, e che avete ribadito la contrarietà all'opera, spiegateci un po' come lo fermereste, perché ad oggi ed in futuro non l'abbiamo ancora capito bene". 
Marisa Mayer

giovedì 21 luglio 2016

Ritorna la Triennale di Milano: “21st Century. Design After Design”

Lo scorso 2 aprile ha aperto i battenti la XXI edizione dell’Esposizione Internazionale della Triennale di Milano dal titolo “21st Century. Design After Design”. La mostra sarà aperta fino al prossimo 12 settembre. Dopo vent’anni torna la grande esposizione internazionale della Triennale di Milano e grazie al sostegno del BIE, Bureau International des Expositions, del Governo Italiano, del Comune di Milano, della Regione Lombardia, della Camera di Commercio di Milano e della Camera di Commercio di Monza e Brianza, offre al visitatore la possibilità di scoprire le eccellenze del design italiano attraverso inediti punti di vista.

Ogni edizione la mostra si trasforma, modificando i temi trattati e gli allestimenti. Dal 1923 La Triennale di Milano è l’istituzione italiana per l’arte, il design, l’architettura, la moda e il cinema, è un luogo da frequentare ogni giorno. Scoprire libri ed oggetti allo Store, ma attraversata la passerella sospesa un’occasione per scoprire il design italiano da un diverso punto di vista negli spazi del Design Museum. Un occassione per godersi teatro, musica, danza e spettacoli di Teatro dell’Arte.
La XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano si articola in un programma di mostre, eventi, call, festival e convegni diffusi in tutta la città, dalla Triennale alla Fabbrica del Vapore, dal Pirelli Hangar del Bicocca Village ai Campus del Politecnico, dal Campus della IULM al MUDEC, dal Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci al Palazzo della Permanente all’Area Expo, dal Museo Diocesano fino alla Villa Reale di Monza, sede storica delle prime Mostre Internazionali.

“21st Century. Design After Design” non vuole dare visioni sul futuro ma cerca di decodificare il nuovo millennio e di individuare i cambiamenti che coinvolgono l'idea stessa di progettualità. La preposizione “after” può essere intesa come “dopo”, in riferimento a una progettualità in quanto fatto posteriore o susseguente al Novecento, oppure come “nonostante” in riferimento a una progettualità che si fa largo, in via antagonista, a dispetto del persistere di condizioni ascrivibili al secolo precedente.

“21st Century. Design After Design” tocca questioni chiave come la nuova “drammaturgia” del progetto, che consiste soprattutto nella sua capacità di confrontarsi con i temi antropologici che la modernità classica ha escluso dalle sue competenze, quali la morte, il sacro, l'eros, il destino, le tradizioni, la storia. Molti sono i fattori che condizionano la progettazione. L'impatto della globalizzazione sul design, le trasformazioni conseguenti la crisi del 2008 e l’arrivo del XXI secolo, la relazione tra città e design, i rapporti tra design e accessibilità delle nuove tecnologie dell'informazione ed i rapporti tra designer e l’artigiano.

Venti sono le mostre mostre organizzate delle quali 11 mostre curate dal comitato scientifico del “21st Century. Design After Design”:
­_ Neo Preistoria - 100 Verbi, a cura di Andrea Branzi, Kenya Hara
_ TDM 9. W - Women in Italian Design, a cura di Silvana Annicchiarico
_ Architecture as Art, a cura di Pierluigi Nicolin
_ Sempering, a cura di Luisa Collina, Cino Zucchi
_ New Crafts, a cura di Stefano Micelli
_ La Metropoli Multietnica, a cura di Andrea Branzi
_ City After the City, direzione di Pierluigi Nicolin , con le mostre:
_ Landscape Urbanism, a cura di Gaia Piccarolo
_ Urban Orchard, a cura di Maite Garcia Sanchis
_ Expanded Housing, a cura di Matteo Vercelloni
_ People in Motion, a cura di Michele Nastasi
_ Street Art, a cura di Nina Bassoli

Nove sono invece le mostre organizzate in collaborazione con altri soggetti, Musei, Enti, istituzioni, aziende:
_ La logica dell'approssimazione, nell’arte e nella vita, a cura di Aldo Colonetti, Gillo Dorfles in collaborazione con la Permanente
_ Brilliant! I futuri del gioiello contemporaneo, a cura di Alba Cappellieri in collaborazione con ICE
_ STANZE. Altre filosofie dell'abitare, a cura di Beppe Finessi in collaborazione con Il Salone del Mobile di Milano
_Studiare il futuro già accaduto. Un progetto esplorativo su Uomo, Ambiente e Cultura, in collaborazione con Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci
_ Design Behind Design, a cura di Natale Benazzi, Carlo Capponi, Laura Lazzaroni, Marco Romanelli, Andrea Sarto, in collaborazione con Museo Diocesano
_ Road to R(e)volution. Prospettive di futuro. La poetica del domani fra car design e mobilità in collaborazione con Quattroruote
_ Game/Video Art. A Survey, a cura di Matteo Bittanti e Vincenzo Trione in collaborazione con IULM
_ Campus & Controcampus. Architetture per studiare e ricercare, a cura di Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni in collaborazione con Politecnico di Milano
_ Archidiversity: 9 architetti progettano “design for all”, a cura di Giulio Ceppi, Rodrigo Rodriquez con Matteo Artusi in collaborazione con Fondazione Riccardo Catella, Design for All Italia, Comune di Milano.

L’Orto Planetario ed una Meeting/Bookroom in Area Expo nell’ambito di City After the city  Esposizioni da oltre 30 paesi (Algeria, Canada, Cina, Corea, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Kazakistan, India, Iran, Messico, Polonia, Portogallo, Russia, Singapore, etc)  Oltre 22.000 mq di superfici occupate fra Milano e Monza  17.000 mq. di superfici occupate in Area Expo.
Un programma teatrale a cura del CRT al Teatro dell’Arte: il lettone Alvis Hermanis, di cui il pubblico milanese ha ammirato una sua recente regia al Teatro alla Scala, presenta con il Nuovo Teatro di Riga in prima italiana l’inedito “Melnais Pienz/Black Milk”; il francese Aurelien Bory per la prima volta in scena a Milano presenta “Plan B”, uno spettacolo sorprendente per le relazioni tra corpo e spazio scenico; l’argentino Rodrigo Garcia presenta in esclusiva italiana la sua ultima visionaria creazione “4” che ricorda provocatoriamente le riflessione sulle junkcities di Rem Koolhaas.

Gli iraniani Shirin Neshat, Mohsen Namjoo e Shoja Azari esplorano i confini tra voce e immagine con la performance “Passage Through The World”, una cavalcata musicale attraverso una immaginaria “via della seta”; l’ensemble OHT di Filippo Andreatta propone la performance “A Play As A Landscape” che incrocia il pensiero di Gertrude Stein e la visione estetica di Aldo Rossi; Roberto Paci Dalò e l’artista cinese Zhou Jie con il gruppo Giardini Pensili si ispira a “I quaderni di Malte Laurids Brigge” di Rainer Maria Rilke con la performance “Non pensavo al mio cuore” che articola linguaggio scenico, musica live e immagini cinematografiche; Silvio Castiglioni si ispira alla visionarietà poetica del pittore contadino Pietro Ghizzardi nello spettacolo ispirato al suo libro “Mi richordo an- chora e anchora...”

Due summer school: una al Politecnico e una in Area Expo  1 festival (Game Design Festival allo IULM)  4 partecipazioni a festival del cinema (Cinema Africano, IT Festival, Milano Design Film Festival, Milano Film Festival)  1 ciclo di concerti curato da Sentieri Selvaggi: tre appuntamenti che fanno convivere diverse forme di spazio, Il Palazzo dell'Arte, Pirelli HangarBicocca e il Teatro dell’Arte, con altrettante forme musicali e con gli interventi coreografici di due protagonisti della danza contemporanea, Matteo Levaggi e Lara Guidetti  1 ciclo di concerti curato da Ponderosa: tra gli altri Max Richter, Kamasi Washington, African Express, Terry Riley, Rokia Traoré, Kronos Quartet, Kayhan Kalhor  lecture di esponenti internazionali del design, dell’arte, dell’architettura e dell’economia. Nomi importanti quali Bruce Mau, John Thakara, Massimiliano Gioni, Arjun Appadurai, Michel Desvigne.


Tre workshop internazionali sul tema “Labour After Labour” con Fondazione Bassetti, un Premio internazionale di architettura al femminile “l’arcVision Prize”. Women and Architecture, concorso istituito da Italcementi Group, oltre ad un ciclo di incontri a cura di Meet the Media Guru. Alcuni degli appuntamenti previsti: Jonathan Woetzel, fondatore del think tank UCI (Urban China Initiative) e direttore McKinsey China; Ma Yansoung, che dirige lo studio MAD Architects, forse uno dei più brillanti architetti a livello mondiale; Mugendi K M’Rithaa Presidente dell’ICSID, International Council of Societies of Industrial Design, definito da molti ambasciatore dello sviluppo del design africano. 




mercoledì 20 luglio 2016

I giganti della Stella per la rinascita di Milanosesto

Sicurezza, trasparenza, sostenibilità, connettività e logistica: da questi presupposti è nato il nuovo modello di gestione del cantiere e delle bonifiche adottato per la rigenerazione dei suoli di Milanosesto, il più grande progetto di riqualificazione di aree industriali dismesse a livello europeo.
Il modello, che da sempre ha caratterizzato la rigenerazione dell’area, è stato presentato oggi sulle ex Aree Falck di Sesto San Giovanni alla presenza del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti, del Presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni e del Sindaco di Sesto Monica Chittò, durante un evento organizzato da Germani e Milanosesto in collaborazione con Mercedes Benz e UnitedRisk Management.
“Il forte investimento privato sull’area ex Falck” afferma il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti “si coniuga nel migliore dei modi con l’impegno del ministero dell’Ambiente e dei vari livelli istituzionali sul sito d’interesse nazionale. Pubblico e privato devono camminare insieme, proprio come faranno con sempre maggiore evidenza nella nuova economia le prerogative ambientali e le prospettive industriali”. Grandi tecnologie e innovazione come quelle messe in campo a Sesto, sono un modello per il complesso lavoro di bonifica che riguarda tutto il territorio nazionale e insieme il segno di un nuovo interesse imprenditoriale per il recupero ambientale, come base di partenza di un nuovo modello produttivo pienamente sostenibile.
A un anno dal suo avvio, il cantiere di bonifica dei terreni destinati a ospitare la Città della Salute e della Ricerca occupa 115 persone tra maestranze e addetti ai controlli. La sicurezza è garantita dall’innovativo sistema di riconoscimento del personale e dei mezzi tramite GPS, realizzato da UnitedRisk, vero fiore all’occhiello del nuovo modello gestionale che consente in ogni momento la tracciabilità, sia dei materiali recuperati in loco tramite l’impianto di Soil Washing, sia dei terreni portati a smaltimento nei diversi impianti esterni autorizzati. La trasparenza delle operazioni è inoltre garantita dalla presenza in cantiere di tecnici dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente che effettuano ulteriori controlli sui terreni e sui materiali destinati al recupero.

Il modello di gestione del cantiere e delle bonifiche adottato da Milanosesto ha consentito il riutilizzo di 14.200 metri cubi di terreno, e il trattamento di 43.000 metri cubi con l’impianto di frantumazione. Il rispetto delle leggi sull’antinquinamento acustico, da polveri sottili e da gas di scarico, è dato dall’utilizzo di mezzi all’avanguardia della Germani S.p.A. La società bresciana, azienda di riferimento a livello nazionale per il trasporto su gomma di sostanze delicate come la movimentazione dei terreni di scavo all’Interno e all’esterno del cantiere di Milanosesto utilizza i Mercedes Actros che, grazie ai motori Euro VI, garantiscono un abbattimento delle emissioni di CO2. I mezzi di Germani effettuano fino a 170 viaggi al giorno per lo smaltimento degli oltre 241.000 metri cubi di terreni portati in impianti esterni autorizzati. Questo dimostra la grande attenzione alla sostenibilità ambientale prestata da Milanosesto e da Germani S.p.A.

lunedì 18 luglio 2016

Carlo Mollino: l’architettura di montagna

Figlio unico dell'ingegner Eugenio Mollino, Carlo completò il suo ciclo di studi presso il prestigioso Collegio San Giuseppe di Torino. Si laureò in architettura nel luglio del 1931. Architetto e designer, anche pilota di aeroplani e di auto da corsa, scrittore, fotografo, ma anche abile sciatore, nonché direttore della Coscuma commissione delle scuole e dei maestri di sci.
Nel 1930, non ancora laureato, progettò la casa per vacanza a Forte dei Marmi e ricevette il premio "G. Pistono" per l'Architettura. Tra il 1933 e il 1936 realizzò, in collaborazione con l'ingegner Vittorio Baudi di Selve, l'edificio della Società Ippica Torinese, considerato il suo capolavoro. Era un'opera che rompeva con il passato e che prendeva le distanze dall'architettura di regime, rifiutando i dettami del razionalismo e ispirandosi ad Alvar Aalto ed Erich Mendelsohn. Tra il 1936 e il 1948, mentre lavorava nello studio del padre, partecipò a numerosi concorsi. Vinse il primo concorso per la sede della Federazione agricoltori di Cuneo, il primo premio al concorso per la progettazione della Casa del Fascio di Voghera in collaborazione con lo scultore Umberto Mastroianni, il primo premio al concorso per la progettazione e la realizzazione del Monumento ai Caduti per la Libertà di Torino, noto anche come Monumento al Partigiano, che venne collocato nel Campo della Gloria del cimitero Generale di Torino. Negli ultimi anni della sua carriera, dal 1965 al 1973, progettò e costruì i due edifici che lo hanno reso celebre. Il palazzo della Camera di Commercio in via Carlo Alberto e il nuovo teatro Regio, ricostruito dopo l'incendio del 1936, inaugurato nel 1973. Poco prima della morte terminò i progetti per gli uffici AEM a Torino e partecipò ai concorsi per il Centro direzionale FIAT a Candiolo e per il Club Mediterranèe a Sestrière.
Innamorato della montagna, nel 1951 scrisse il trattato Introduzione al discesismo dalle cui pagine emerge appieno tutta la sua personalità inquieta, fantasiosa, bizzarra. La sua passione per la montagna lo portava spesso all’ombra delle più alte vette alpine. Furono molti gli edifici montani progettati da Carlo Mollino, la Slittovia del lago Nero presso Sauze d'Oulx. Lo chalet alla base delle piste venne progettato e costruito tra il 1946 ed il 1947, presenta, verso monte, una grande terrazza che emerge con vigore dal volume principale, coniugando la modernità delle forme e delle tecniche costruttive con la tradizionalità dei materiali utilizzati.
La casa del Sole a Cervinia, progettata da Carlo Mollino viene concepita come un'operazione commerciale per una Cervinia, che, ancor priva di un piano regolatore, si avviava a divenire un centro turistico invernale tra i più noti a livello internazionale. Realizzata tra il 1947 e il 1955 doveva realizzare quelle idee di “villaggio in verticale centro sportivo quota 2600 metri”. In opposizione al concetto folkloristico del villaggio di châlets questa architettura doveva essere un filtro dove si entra cittadini e si esce sciatori. Con riferimento, forse agli insediamenti montani per la valle di Vars (Le Corbusier, 1939), Mollino propone una costruzione alta, dominante sul paesaggio ma legata al luogo. I venti appartamenti del condominio sono progettati con i criteri del moderno residence: servizio di ristorante, lavanderia, market, garage, portineria e arredo su disegno. Una cura speciale è stata dedicata anche agli elementi di arredo, camini a pipa intorno ai quali sono disposte sedie e tavoli di un unico tipo. Il letto matrimoniale è composto da una coppia di letti singoli che possono anche essere impilati a castello. Gli armadi sono ricavati e scompaiono, nelle boiseries.
Ad alcune centinaia di metri dalla Casa del Sole, sorge la stazione di arrivo della funivia del Furggen. La funivia del Furggen era stata un capriccio del Conte Lora Totino e doveva servire come base per arrivare in cima al Cervino. Era un impianto di prestigio, ma il suo esercizio venne condotto con difficoltà generate dalle avverse condizioni ambientali. Costruito nel 1952 dalla Agudio e dalla società Nazionale delle Officine di Sivigliano l'impianto è stato chiuso definitivamente nel 1993. Annesso alla stazione di partenza della funivia, l’Hôtel Gran Baita inaugurato nel 1936, una imponente struttura realizzata seguendo canoni architettonici dell’era fascista.

L’ Hôtel Gran Baita, alla cui progettazione aveva partecipato Carlo Mollino, dal 1973 è abbandonato dopo che un incendio l’aveva parzialmente distrutto. Per molti anni un piano urbanistico di dettaglio che prevedeva l’ampliamento della struttura aveva allontanato le offerte di acquisto. Recentemente una cordata di imprenditori valdostani hanno acquistato l’immobile, intendono demolire il rudere per costruire ex novo un albergo da circa 200 posti letto. L'ex hotel Gran Baita è una struttura importante non soltanto dal punto di vista architettonico, rappresenta, quando ricostruito, un biglietto da visita per una stazione turistica, che porterà un incremento della ricettività. Con i lavori di ristrutturazione programmati a partire dalla primavera del 2017, prenderà il via il recupero di una delle più importanti strutture progettate da Carlo Mollino.

domenica 17 luglio 2016

Estate: tempo di vacanze, come scegliere la dimora

Già la scelta della destinazione finale prevede una lunga ed attenta ricerca di come si vuole passare le vacanze, passando spesso attraverso una concertazione famigliare non priva di aspri confronti. Scelto il luogo è necessario individuare la sistemazione. Albergo pluristellato, agriturismo confortevole, bed & breakfast economico oppure una casa in affitto anche soltanto per pochi giorni? Qualora si propenda per quest’ultima soluzione, esistono siti che permettono di visualizzare strutture in 3d, sharing economy come modello di riferimento e recensioni di abitazioni sia nei tradizionali luoghi di villeggiatura che in città d'arte. Vacanze in famiglia o ritrovo con gli amici? Non importa: in entrambi i casi affittare una casa è la soluzione ideale per chi vuole risparmiare un po’ senza rinunciare alle comodità della propria routine. Disporre di una villetta o di un appartamento, infatti, permette di organizzare il soggiorno in maniera più efficiente, senza dover badare agli orari imposti da alberghi e villaggi vacanze. Districarsi tra le molteplici offerte del web non è semplice, ma per orientarsi basta qualche piccolo accorgimento. Il portale internazionale di maggior successo è Airbnb che, attraverso il sito e l’app, ha esteso il suo servizio in oltre 190 paesi e in 34mila città di tutto il mondo.
Il modello seguito è quello della sharing economy: mettere in contatto l’utente con coloro che affittano una casa o una camera, favorendo una comunicazione diretta e trasparente. L’idea alla base di Airbnb, infatti, prevede che l’utente, dopo aver visionato l’appartamento, invii una richiesta di prenotazione all’host, che risponderà entro 24 ore. Ma se all’interno dell’offerta è presente il pulsante “prenotazione immediata”, è possibile fermare subito l’alloggio e, in un secondo momento, scambiare informazioni con l’affittuario attraverso il sistema di messaggistica presente sul portale. Una community per viaggiare informati e tenersi in contatto con viaggiatori da tutto il mondo, che non mancano di recensire le sistemazioni già visitate.
Anche il portale Homeaway permette di scegliere una casa per le vacanze tra oltre un milione di annunci. E grazie ai filtri è possibile trovare la soluzione più vicina alle proprie corde, senza dimenticare le caratteristiche aggiuntive. Per un soggiorno con gli amici, ad esempio, è richiestissimo il barbecue, mentre se lo scopo è una settimana di puro relax non può mancare la piscina, meglio se con vista mare. Stesse garanzie dal portale MediaVacanze, che offre anche la possibilità di avere una visione in 3D della struttura, una piccola anteprima di quello che sarà il proprio soggiorno. Il sito e la app, inoltre, permettono di visualizzare in tempo reale tutte le offerte last minute caricate dagli affittuari, così, se la destinazione è ancora incerta, basta lasciarsi ispirare dalle oltre 500 proposte giornaliere.
Se quest’anno avete deciso di rinunciare al mare per godervi una vacanza culturale in qualche città d’arte, le opportunità non mancano. Queste piattaforme, infatti, permettono di affittare appartamenti nel centro delle più importanti città italiane e straniere, anche per soggiorni di poche notti. Come nel caso del sito Interhome, che dedica un’intera sezione alle vacanze in città. Spesso, infatti, alloggiare in un appartamento permette di godersi il viaggio in maniera più indipendente, senza essere costretti a chiedere le chiavi in piena notte alla reception dell’hotel. Così, che si tratti di Firenze, Barcellona o Amsterdam, siti e app trovano le soluzioni più vicine alle vostre necessità e alle vostre tasche.

Il sito CaseVacanza ha escogitato un sistema per facilitare la ricerca dell’alloggio ideale, anche grazie al supporto dell’omonima app, che attraverso un sistema di ricerca veloce permette di trovare appartamenti e villette in tutte le mete turistiche più gettonate. Ma se per l’estate preferite abbandonare i comfort per perdervi nella natura, il portale Bedycasa propone la soluzione ideale: il soggiorno in una capanna, nuova frontiera della vacanza naturale. L’offerta è piuttosto ampia: dalla quiete della campagna francese alla bellezza delle Mauritius, dove con 40 euro a notte è possibile godere di un alloggio immerso nel verde, senza rinunciare all’aria condizionata e al wi-fi.

giovedì 14 luglio 2016

Aree indistriali dismesse nel tessuto urbano.

Alcune strutture industriali del nostro passato relativamente recente (1900) appaiono ai nostri occhi come decisamente artistiche, interessanti, ardite e particolari.
Già negli anni ’60 l’opinione pubblica cominciò ad opporsi alla demolizione di alcune strutture industriali, comprendendo l’importanza storica, culturale e artistica di certe costruzioni. In seguito, si è assistito non solo alla salvaguardia delle ex aree industriali, ma anche alla loro valorizzazione e riconversione. Un vero riciclaggio di officine, magazzini e stazioni trasformati in centri sociali, culturali ed economici, centri espositivi, poli per l’arte, atelier, fabbriche di cultura.
La maggior parte delle aree industriali dismesse diventano “officine di sperimentazione” in cui gli artisti creano, suonano, dipingono, cercando nuove forme di espressione.
Ad oggi si moltiplicano i progetti per il recupero degli spazi industriali. Grandi architetti sono chiamati a progettare e mettere in luce l’anima e la storia di questi luoghi.
“Tuttavia, il successo della riqualificazione delle ex aree industriali dipende fortemente dal suo grado di integrazione con la città e alla sua capacità di creare un indotto turistico, culturale, economico e sociale”
La riqualificazione architettonica, la sostenibilità economica e l’impatto ambientale nonché il recupero delle zone fluviali, l’integrazione con i tessuti urbani circostanti e la ridefinizione in termini qualitativi, degli spazi verdi, la riconversione d’uso (rendere le aree riconvertite, a loro volta, facilmente riconvertibili) ed infine il fundraising sono solo alcuni principi base che guidano la loro progettazione.
Di seguito alcuni casi di successo di riqualificazione delle Aree Industriali dismesse in Europa.
- Ex centro industriale, Bilbao, Spagna – Da dieci anni ospita il museo di arte e design Guggenheim, di Frank O’ Ghery. “Le miniere di ferro pian piano si esaurirono, i cantieri navali si trasferirono e, ciò che rimaneva della prosperità di Bilbao era un lungofiume di arrugginite piattaforme e spettrali magazzini fatiscenti. Nel primo anno di vita (1997) il Guggenheim ha attirato circa 100 mila visitatori al mese. In seguito, invece di calare, il tasso delle presenze si è assestato a «una velocità di crociera di quasi un milione di visitatori l’anno»”.(http://www.architettiroma.it)
- Ex bacino industriale della Ruhur, Germania – Interi complessi siderurgici e minerari sono stati riclassificati in spazi pubblici e insediamenti di città-giardino, seguendo le regole di bio architettura. Un progetto regionale che si snoda per circa 400 chilometri e coinvolge la metropoli che aggrega le città di Essen, Duisburg, Dortmund e Oberhausen, presentando ai visitatori 52 testimonianze del passato industriale e della sua realtà attuale. (http://www.ruhr2010.de – http://www.landschaftspark.de/startseite).
Di seguito alcuni progetti realizzati:
-       Ex miniera Zollern, Dortmund – Riconvertita in museo e centro culturale per eventi più diversi. La cultura è il punto di forza della nuova città, che oggi è sinonimo di musica e di nuove forme di promozione dell’arte e dello spirito creativo (nominata capitale europea della cultura nel 2010).
-       Ex fabbica di birra, Dortmund – la sezione più importante è dedicata al periodo dell’industrializzazione soprattutto dagli anni Cinquanta agli anni Settanta, quando Dortmund era quasi considerata la “capitale della birra” in Europa. (http://en.landschaftspark.de/the-park).

-       Ex gasometro, Oberhausen nei pressi di Dortmund – adibito a gigantesco centro espositivo. Nei dintorni sono stati realizzati il maggiore acquario tedesco, un luna park, un’arena, uno shopping center e una promenade con ristoranti, bar e discoteche (www.gasometer.de).


mercoledì 13 luglio 2016

Olivetti & Le Corbusier, l’ingeniere e l’architetto

Adriano Olivetti morì alla fine di febbraio del 1960 e uno degli articoli commemorativi di più intensa partecipazione lo firmò Le Corbusier. «Egli desiderava realizzare il sogno di una nuova società sulla terra e non lo rimandava a scadenze imprecisate», scriveva l’architetto. La morte, improvvisa e prematura (l’ingegnere non aveva sessant’anni), giunse mentre fra Olivetti e il progettista prendeva corpo l’intesa per costruire la sede del nuovo Centro di calcolo elettronico, cioè dello stabilimento in cui sarebbero stati alloggiati i progenitori dei computer, le macchine alle quali l’azienda d’Ivrea lavorava dalla metà degli anni Cinquanta e che avrebbero aperto le porte all’informatica. Una rivoluzione, suggellata dall’incontro fra due persone che si erano avvicinate più volte nei decenni, si erano cercate e studiate, ma che si erano solo sfiorate, nonostante la sintonia su che cosa dovesse fare un’industria, su come dovesse esser costruita e dovesse riflettere un certo tipo di organizzazione sociale.

Ma anche quel momento durò pochissimo. Appena un contatto, prima che Olivetti morisse. Le Corbusier continuò a lavorare per l’azienda di Ivrea insieme a Roberto, il figlio di Adriano, e mise a punto il progetto di un grande stabilimento che sarebbe dovuto sorgere a Rho, in una zona di campagna a nord-ovest di Milano, lungo l’autostrada per Torino. Lo stabilimento
non fu mai costruito, ma restano i progetti, i disegni e i calcoli. E resta, come un sedime culturale, il dialogo a distanza di
due intelligenze novecentesche che hanno creduto nell’innovazione, nel senso di comunità che parte dalla fabbrica e si estende a un territorio e a una città concepiti sulla misura dell’uomo. Questa avventura è raccontata da Silvia Bodei in un libro pubblicato nel 2014 da Quodlibet e che s’intitola