martedì 9 agosto 2016

9 agosto, non dimentichiamo Hiroshima e Nagasaki

In ricordo di Hiroshima e Nagasaki, il Balletto di Roma danza in piazza del Pantheon /Video
In occasione del 71° anniversario dello sgancio della bomba atomica su Hiroshima (6 agosto) e su Nagasaki (9 agosto), avvenimenti tra i più drammatici e crudeli accaduti nella storia dell’umanità, martedì 9 agosto nell’ambito della manifestazione “Cervia a lume di candela”, si svolgerà un laboratorio dedicato alla cultura della nonviolenza aperto a tutti dalle ore 21 alle ore 23.

Già lo scorso anno il Comune di Cervia, in collaborazione con il comitato della mostra “Senzatomica: trasformare lo spirito umano per un mondo libero da armi nucleari”, ha organizzato diverse iniziative aperte a tutti per mantenere viva l’attenzione sui temi della pace e del disarmo, con il coinvolgimento attivo dei cittadini. Molto importanti e significativi i collegamenti via Skype tra la scuola “M. Buonarroti” di Montaletto di Cervia unica in Italia e Mayors for Peace - Hiroshima Peace Memorial Museum.

Alcune foto che documentavano le iniziative organizzate a Cervia sono state esposte nell’ambito della mostra organizzata da “Mayors for Peace” in occasione della storica visita lo scorso aprile a Hiroshima dei Ministri degli Affari Esteri dei Paesi membri del G7. Il Presidente di “Mayors for Peace - Sindaci per la Pace” Matsui Kazumi, che è anche sindaco di Hiroshima ha scritto nella sua Dichiarazione di Pace del 6 agosto 2016: "Oggi rinnoviamo la nostra determinazione per offrire profonda e sincera consolazione alle vittime della bomba atomica, e ci impegniamo di fare tutto quanto in nostro potere, lavorando insieme alla città di Nagasaki e ai milioni di persone in tutto il mondo, per abolire le armi nucleari e costruire una pace mondiale duratura".Il laboratorio di domani a Cervia (di fronte alla Torre San Michele, lato canale) sarà dedicato alla cultura della nonviolenza, nel pieno rispetto della dignità umana, con lo scopo di innescare una reazione a catena virtuosa, dove una persona che si “attiva” può stimolare altre persone ad “attivarsi” in un messaggio di pace.

Da segnalare una creazione, firmata da Paola Jorio, per gli allievi del Balletto di Roma, per ricordare tutti i bambini morti a Hiroshima e Nagasaki, in particolare la piccola Sadako, che a 11 anni di ammalò di leucemia. Si sono svolte ieri, nella piazza del Pantheon, organizzata e promossa dal Comitato 'Terra e pace', con Carla Fracci testimonial che ha letto alcuni stralci dalle 'memorie' di un sopravvissuto, la manifestazione per commemorare il 71esimo anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki.

''Nove anni prima era caduta la prima bomba atomica sulla sua città”  ha ricordato la coreografa Jorio “una leggenda giapponese racconta che per vedere i propri sogni trasformati in realtà, bisognava realizzare mille gru di carta. E' quello che fece la piccola Sadako, utilizzando, spesso, le carte dei medicinali. Ma il suo sogno non si avverò. Scomparve prima che il suo desiderio di ricominciare a correre potesse trasformarsi in realtà''. ''I suoi amici completarono il lavoro” ha proseguito Paola Jorio “oggi, ad Hiroshima, nel Parco della Pace, c'è un monumento che 'ritrae' Sadako con in mano una gru e la scritta: 'Questo è il nostro grido, questa è la nostra preghiera. Pace nel mondo'. La performance degli allievi della Scuola del Balletto di Roma, vuol essere solo un piccolo omaggio, un ricordo affinché quanto accaduto non si ripeta''.

In scena gli allievi più piccoli (in bianco) accanto ai ragazzi dei corsi superiori (in nero), simbolo di quella catena umana anonima che da anni lavora per la pace, perché la salvezza dell'umanità, come ha ricordato nel suo breve intervento Carla Fracci è affidata alle passioni, gli slanci e gli entusiasmi delle nuove generazioni.


Hiroshima e Nagasaki, il Balletto di Roma 

lunedì 8 agosto 2016

Olympikite, il Festival internazionale degli aquiloni di Sauze d’Oulx

Olympikite, il Festival internazionale degli aquiloni di Sauze d’Oulx organizzato durante il weekend dal team acrobatico Free Vola di Biella. Una grande festa del vento che ha affascinato adulti e bambini con la magia del volo. Il cielo di Sauze d’Oulx si è colorato con centinaia di aquiloni dalle fogge e dimensioni più inusuali, anche collegati l’uno all’altro, in lunghissime sequenze di quaranta esemplari che ricreeranno sorprendenti effetti cromatici a contrasto con l’azzurro della volta dietro le montagne olimpiche.

La grande novità di quest’anno è il disco volante, di dieci metri di diametro per quattro metri e mezzo di altezza, realizzato dal team Free Vola di Biella con 270 metri quadrati di tessuto. Un aquilone dal grande impatto visivo, che verrà fatto volare con un sottofondo musicale alla “Mars Attacks!” e riserva anche lo sbarco di un piccolo alieno. Originalissime pure le cravatte volanti del gruppo Vulandra di Ferrara, che ha realizzato aquiloni a forma di plastron con tanto di colletto inamidato. Ci saranno anche gli enormi gonfiabili amati dai più piccini, come il gufo rosa, il variopinto pesce palla, piovre, cobra, draghi, razze, gechi. Presenti i thailandesi, il Chula che va a caccia, come nella tradizione thai, della femmina Pakpao. La Delegation Française Free Vola, Pina e Thierry ricreeranno un balletto a suon di musica con figure tecniche molto precise ed evoluzioni di alto livello.

Il recordman Edy Angelino, presidente del club biellese si è esibito facendo volare tre aquiloni acrobatici a suon di musica, performance eseguita da pochissimi piloti al mondo. Spettacolo assicurato anche senza vento dai leggerissimi Emong con la coda regolabile e dagli altri modelli No-wind, semplici pure da costruire. La decima edizione di Olympikite ha portato in Valle di Susa tanti acrobati del vento che si sono sfidati tra loro, tra acrobatiche a suon di musica e dimostrazioni di volo con vele da trazione, buggy, mountainboard e dynakites condotti a filo da piloti esperti e appassionati da tutta Europa. Nonostante il clima di sfida nessuno dei partecipanti ha trascurato i bambini, che sono stati con gli occhi al cielo per tutto il giorno.

Olympikite, il Festival internazionale degli aquiloni di Sauze d’Oulx 

domenica 7 agosto 2016

Sciacchetrà, storia di vino e di emigranti

Il Cinque Terre Sciacchetrà è un vino DOC la cui produzione è consentita in alcuni comuni della provincia di La Spezia. Si tratta di un vino passito prodotto nelle Cinque Terre da uve che provengono dai celebri terrazzamenti. Oltre a vantare una storia millenaria e ad essere conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata ma non è stato riconosciuto come presidio Slow Food.

Nella sede del Parco Nazionale delle Cinque Terre, a Manarola, due anni or sono è nato ufficialmente, il “Consorzio Cinque Terre Sciacchetrà”. L’idea è venuta a Luigi Grillo, ex-senatore e titolare della “Cantina Buranco” di Monterosso, durante la 1ª edizione del “Festival dello Sciacchetrà”, organizzato nel paese rivierasco. Oltre alla passione per la politica non ha mai nascosto l’amore per la sua terra, tanto da farsi promotore di questa iniziativa. Grillo non ha nascosto di aver faticato a riunire 15 viticoltori, sui 17 presenti, ma centrando l’obiettivo si dice soddisfatto. I produttori aderenti, nelle loro vigne sparse nei caratteristici terrazzamenti a picco sul mare, hanno dato vita ad un vero consorzio, che consente loro di essere più competitivi sul mercato.

Da oggi saranno i migranti della Caritas diocesana di La Spezia a collaborare con il Consorzio per la produzione del pregiato vino. Nascerà infatti alle Cinque Terre una cooperativa che coinvolgerà produttori e richiedenti asilo non solo per il recupero dei muretti a secco ma per recuperare gli incolti e coltivare il vitigno di `bosco´, quello da cui nasce il rinomato passito.

L’iniziativa è stata presentata oggi alla IV edizione del Festival dello Sciacchetrà a Corniglia, nelle Cinque Terre. “I giovani migranti stanno già seguendo dei corsi di formazione per la coltivazione della vigna” ha spiegato il presidente del Consorzio Produttori Sciacchetrà Heidi Bonanini. “Crediamo in questo progetto per il recupero dei terreni abbandonati e per un possibile ampliamento delle produzioni”. Lo Sciacchetrà è un vino che rientra nella Doc Cinque Terre 1973 e nasce sui terreni scoscesi della costa spezzina, da uve lasciate essiccare al sole. La giornata dedicata a questa produzione ha focalizzato l’attenzione sull’attività di presidio di questa coltivazione, contro il rischio idrogeologico e per il mantenimento di una tradizione in grado di dare risposta anche in termini di posti di lavoro e necessità sociali.

Nel corso della giornata di sabato 6 agosto è stato presentato il progetto ideato per aumentare la produzione del passito e per combattere i pregiudizi nei confronti dei migranti. "Il consorzio ha preso in affitto dalla Curia” ha spiegato Luigi Grillo, presidente dell'Associazione Amici delle 5 Terre, “sette mila metri quadrati di terreni incolti che saranno coltivati dai migranti ospitati dalla Caritas. I migranti non sono un peso, ma anche risorsa. L'età media dei produttori è molto elevata, bisogna invertire il trend e i nostri giovani non sono molti disposti a piegare la schiena. Per i primi quattro o cinque anni le barbatelle non produrranno grappoli, per cui chiederemo un sostegno alle istituzioni. Dopo di che il progetto sarà in grado di autofinanziarsi”. 

Sciacchetrà vino passito DOC

sabato 30 luglio 2016

Stress test: godono di buona salute le banche italiane, tranne MPS che segna il passo
Gli Stress test non sono altro che un esame atto a valutare la solidità delle banche. L'Eba immagina scenari diversi e ne verifica gli effetti sui capitali della banca. In particolare simula in due fasi consecutive una situazione "di base" e una "avversa". Nella prima si ipotizza una crescita dell'area euro pari all'1,8 % nel 2016 e dell'1,9% nel 2017. Nella seconda, si sottopone l'istituto a condizioni negative, quali calo del pil nel biennio 2016-2018, un peggioramento del rating dei titoli di stato e dei prezzi degli immobili residenziali e commerciali, crollo delle Borse.

Vengono così prodotti migliaia di dati, circa 20mila: dai titoli di stato in portafoglio, all'esposizione ai rischi in base ai dati di bilancio 2015, al valore del capitale. Dati che presi nell'insieme danno la misura dell'impatto dello 'stress' sull'istituto. Diversamente dal passato, gli stress test 2016 non fissano in caso di scenario avverso una soglia patrimoniale al di sotto del quale la banca è obbligata automaticamente alla ricapitalizzazione (tale soglia nell'ultimo test del 2014 corrispondeva al 5,5%). Ma si limitano a dare indicazioni circa lo stato di salute del credito, che è il dato a cui gli investitori guarderanno. I risultati saranno comunque oggetto della valutazione della vigilanza Bce che in autunno-inverno condurrà l'esame Srep e quidi fatalmente porteranno a correzioni per le banche che dovessero presentare debolezze. Il numero di banche coinvolte è diminuito: nel 2014, erano 124. Oggi il numero è sceso a 51.

"La credibilità delle banche italiane è rafforzata, ma occorre che le istituzioni europee ed italiane lavorino ancora per realizzare più regole comuni per la corretta concorrenza per il mercato bancario". E’ quanto ha affermato in una nota il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, dopo gli esiti degli stress test di ieri. In particolare, è necessario "continuare nelle riforme", come giustizia civile e uniformità fiscale in Europa.Gli stress test, sottolinea Patuelli, "sono stati un esercizio severo con assai improbabili scenari avversi e una impostazione sfavorevole in partenza verso le banche impegnate principalmente nei prestiti alla clientela, come ad esempio le banche italiane, per le quali non sono stati conteggiati gli interessi relativi ai crediti deteriorati di ciascuna banca, nonostante le concrete probabilità di almeno parziali incassi di detti interessi.

Ciò nonostante, il risultato complessivo per le banche europee è sostanzialmente soddisfacente, e pure per le banche italiane che escono dagli stress test per quattro meglio delle attese dei mercati e per una con l'approvazione da parte della Bce di un importante piano di complessivo rafforzamento patrimoniale". Quindi, conclude il presidente di ABI "per l'Italia occorre continuare nelle riforme, cogliere i frutti di quelle già effettuate e realizzare innanzitutto altre misure per rendere ancora più efficiente la giustizia civile e più uniforme il fisco in Europa, per rendere più competitive tutte le attività imprenditoriali italiane nel contesto europeo".

Il risultato degli stress test rappresenta un passaggio rilevante per Intesa Sanpaolo, il più solido Gruppo europeo tra le grandi banche. In termini di solidità patrimoniale i coefficienti del Gruppo bancario piemontese superano ampiamente le richieste dei regolatori, anche nello scenario più avverso.Tre delle cinque banche italiane passano agevolmente gli stress test europei, ma Unicredit e Mps sono fra le 10 peggiori. Il Montepaschi riceve la stangata più forte fra tutti gli istituti del Continente, un crollo a -2,44% del coefficiente patrimoniale CET1 che azzera il capitale nello scenario avverso e spiega le fortissime tensioni degli ultimi mesi, prima dell'aumento di capitale e della maxi-cessione di crediti cattivi annunciati oggi per correre ai ripari extremis.

Non c'è solo l'Italia sotto la lente delle autorità europee, gli stress test dimostrano la solidità del sistema bancario italiano nel suo insieme, secondo quanto annunciato dal Ministero del Tesoro dopo la divulgazione dei dati, aggiungendo che le misure recenti del governo aiuteranno a smaltire i crediti deteriorati. Fra le 51 banche esaminate dall'Autorità bancaria europea, l'irlandese Royal Bank of Scotland e la Allied Irish Bank escono con parecchi danni, un capitale di miglior qualità (il CET1, appunto) praticamente dimezzato e poco sopra il 7%. Deutsche Bank, che pure non subisce il tracollo che qualcuno ipotizzava e non vede una stangata sui derivati e sui rischi di mercato, va al 7,80% nello scenario peggiore ipotizzato dall'Eba: capitale penalizzato, ma in miglioramento dal 7% del 2014. Miglioramento anche nello scenario di base, al 12,1% dal 10,5%.

Ma il Monte dei Paschi di Siena, dopo l'estenuante trattativa europea e lo sblocco sfociato nella soluzione di mercato ufficializzata oggi che esclude l'intervento pubblico, riceve un vero e proprio schiaffo: il capitale CET1 è azzerato crolla sottozero, a -2,44% nello scenario avverso, per il quale nei test del 2015 era prevista una soglia minima del 5,5% sotto la quale scattava la cura della Bce da approntare immediatamente. Numeri che spiegano il crollo in borsa e la frenesia dei negoziati fra Bce, Bankitalia, Tesoro e il consiglio dell'istituto senese.
Numeri che, anche se non parlano di un caso 'italiano', delineano un caso 'Siena' in Europa in questo momento. E forse non è un caso che proprio la Bce, in una nota emessa a caldo dopo i risultati dell'Eba, rilevi come "con una eccezione, tutte le banche mostrano livelli di capitale CET1 ben al di sopra del benchmark del 5,5% usato nel 2014". Presentarsi ai mercati, lunedì mattina, con questi numeri senza un piano già varato (e approvato dalla Bce) avrebbe significato un bagno di sangue per Siena.

Situazione diversa per Unicredit, che nello scenario avverso è al 7,10%,a ma si colloca comunque al quarto peggior posto fra i 51 istituti europei per capitale su base transitoria ed alla sesta peggiore nello scenario avverso. E' con un occhio altrettanto attento all'apertura della borsa lunedì che l'istituto, che ha appena nominato alla guida Jean Pierre Mustier, fa sapere che valuterà "se siano necessarie ulteriori misure o modifiche del piano di capitale". Le voci parlano di cinque miliardi di aumento e altrettanti da dismissioni. Bankitalia rileva comunque come, nonostante la severità dello stress test e le forti tensioni degli ultimi anni, quattro delle cinque principali banche italiane del campione Eba abbiano subito un impatto sul capitale derivante dallo scenario avverso di 3,2 punti percentuali, meglio della media europea (3,8 punti), anche se includendo in Montepaschi le banche italiane scendono di 4,1 punti.

Sempre il Ministero del Tesoro rileva che le condizioni di Mps, due salvataggi pubblici e finora 8 miliardi in due aumenti di capitale in due anni cui ora se ne aggiunge un terzo "sono da tempo all'attenzione" della vigilanza europea. Dai numeri dell'Eba esce in buona salute Intesa Sanpaolo, che rispetterebbe le condizioni della vigilanza anche nello scenario avverso 10,21% di CEt1) e a maggior ragione in quello base (12,80%). Se la cava bene, a sorpresa dopo recenti e discusse indiscrezioni, il Banco popolare (9,05% nello scenario avverso). Tiene bene Ubi (8,85% nello scenario peggiore). Tutto ciò in un contesto in cui i rischi di credito, particolarmente penalizzanti per l'Italia da poco uscita dalla recessione, pesano nello scenario avverso ben 349 miliardi sui bilanci delle 51 banche, con le sofferenze peggiori in Italia, Gran Bretagna, Spagna e Francia.



giovedì 28 luglio 2016

Studiare lavorando oppure lavorare studiando: parte da Vercelli la presentazione del "sistema duale"

E’ stato organizzato nel Salone Sant’Eusebio del Seminario Arcivescovile, l’incontro tra istituzioni ed aziende per sviluppare il progetto di alternanza adottato dal Piemonte. Il Roadshow nazionale realizzato grazie alla partnership con Unioncamere e il sistema delle Camere di commercio, che permetterà alle Istituzioni pubbliche, alle Organizzazioni delle imprese e alle Istituzioni formative, di dialogare con le aziende sui temi dell’istruzione e formazione professionale, sarà l’occasione per fare il punto sulla sperimentazione del sistema duale da poco avviata.

Dopo i saluti di Alessandro Ciccioni, Presidente della Camera di Commercio Biella e Vercelli, del Sindaco Maura Forte, e di Fabrizio Manca, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico regionale, introducono i lavori il Sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Luigi Bobba e l’Assessore a Istruzione, Lavoro e Formazione della Regione Piemonte Giovanna Pentenero.  Sono intervenuti Gianfranco Bordone (DG assessorato Lavoro Regione Piemonte), Agostino Petrangeli (Responsabile progetto Fixo Italia Lavoro), Paolo Bertolino (Segretario Generale Unioncamere Piemonte) e Manuela Maffiotti (Consigliere di amministrazione Fondazione Consulenti per il Lavoro). Seguirà la presentazione di buone pratiche, con CIAC di Ivrea e Cnos Fap di Alessandria, prima delle conclusioni del Sottosegretario Luigi Bobba. A seguire un confronto tra imprenditori, Unioncamere, Camera di Commercio e Italia Lavoro.

La sperimentazione del Sistema Duale, preceduta da uno specifico Accordo approvato lo scorso 24 settembre dalla Conferenza Stato-Regioni e seguita dalla stipula di un Protocollo di Intesa con tutte le Regioni e la Provincia Autonoma di Trento, consentirà in un biennio a circa 60 mila giovani di poter conseguire i titoli di studio con percorsi formativi che prevedono, attraverso modalità diverse, una effettiva alternanza scuola-lavoro. Per una parte dei giovani studenti l’apprendimento in impresa avverrà tramite un contratto di apprendistato di primo livello, mentre per l’altra parte, attraverso l’introduzione dell’alternanza “rafforzata” di 400 ore annue a partire dal secondo anno del percorso di istruzione e formazione professionale.

Il Governo, per mezzo di questa sperimentazione ha dato concreta attuazione ad uno dei punti più salienti del Jobs Act rilanciando, in coerenza con La Buona Scuola, l’apprendistato di primo e di terzo livello, al fine di contrastare l’abbandono scolastico, aumentare l'occupabilità dei giovani e ridurre la distanza tra scuola e lavoro. L’approccio trasversale di queste importanti riforme consente un dialogo costante, tra due mondi - quello della scuola e quello del lavoro - che oggi più che mai devono muoversi nella stessa direzione per dare risposte concrete alle giovani generazioni” ha dichiarato il sottosegretario Luigi Bobba, “Il roadshow che parte oggi a Vercelli è l’occasione per rafforzare il dialogo tra le istituzioni formative ed il tessuto imprenditoriale delle diverse aree del Paese, al fine di promuovere le necessarie sinergie, favorendo l’utilizzo dell’apprendistato quale efficace strumento per l’inserimento lavorativo dei giovani. In aggiunta, il vademecum, in pubblicazione il 4 luglio sul Sole24ore, fornirà strumenti conoscitivi utili alle imprese e a tutti gli operatori del settore”.
On.Luigi Bobba_Sottosegretario al Ministero del Lavoro ed alle politiche sociali 

Lugano meta turistica

Conosciuta dagli italiani per altre ragioni oltre che per essere affermata come piazza bancaria internazionale di primo piano, Lugano è una bellissima cittadina turistica. Città di origine romana è la più grande città di lingua italiana al di fuori dell'Italia. Si estende sulle rive dell’omonimo Lago è caratterizzata da un clima continentale influenzato dalle correnti alpine, le estati sono mai afose e gli inverni mitigati dal clima lacustre. Il clima ed il contesto paesaggistico, fanno in modo che Lugano sia una meta turistica molto frequentata, Lugano si è inoltre, al terzo rango in Svizzera dopo Zurigo e Ginevra.

Che il turismo sia un aspetto che non lascia indifferente i vertici della pubblica amministrazione luganese, pare evidente. A questo proposito riportiamo la dichiarazione di Bruno Lepori, recentemente confermato alla presidenza dell'Ente Turistico Regionale che sottolinea il potenziale della città e del territorio limitrofo. "Se il settore del turismo conferma le proprie aspettative, ne guadagnano tutti", dichiara il Presidente Lepori, “Al fine di attrarre nuovi turisti e fidelizzare quelli esistenti, uno dei compiti fondamentali dell’Ente Turistico del Luganese è quello di seguire l’evoluzione dei trend e delle richieste del mercato svizzero e dei mercati internazionali per offrire prodotti turistici che possano soddisfare le esigenze dei visitatori della destinazione”. “Se il settore del turismo mantiene performance elevate, economia, società ed immagine ne trarranno importanti benefici. Se il settore turistico funziona in tutte le sue specificità ed è performante, a trarre vantaggi sarà l’intero Cantone oltre che la città di Lugano, basta pensare ai posti lavoro che mette a disposizione e all’indotto economico per molte categorie professionali”.

Proprio per valorizzare l’offerta di prodotti turistici, a Lugano fioriscono importanti iniziative. L’ultima importante novità è stata l’inaugurazione della stagione estiva del LAC Café, estensione all’aperto dell’omonimo locale, che ha ripreso l’attività nella nuova struttura esterna realizzata secondo il progetto dell’architetto Ivano Gianola. L’attuale struttura sostituisce la soluzione temporanea utilizzata gli scorsi anni e sarà permanente sotto l’ala verde del museo.

Come per il LAC café all’interno dell’edificio, la gestione è affidata a Gabbani. Durante il periodo estivo la mescita esterna è aperta tutti i giorni e, oltre a coprire gli orari di apertura al pubblico del centro culturale, estende il suo servizio dal primo caffè del mattino fino a sera, con la possibilità di cenare all’aperto; mentre il giovedì rinnova l’appuntamento con l’aperitivo, che lo scorso anno ha animato la piazza riscuotendo un ottimo successo.
La nuova struttura, parte integrante di un ambizioso progetto che per il momento si presenta al pubblico in forma non definitiva. Funzionante allo scopo, l’opera verrà infatti completata con il rivestimento finale secondo il disegno dell’architetto Gianola al termine dell’apertura estiva, inserendosi così nel corpo dell’edificio principale.

Il polo culturale cittadino comincia ad animarsi, dall’inizio di luglio, il LAC propone un evento pubblico in occasione dell’allestimento, un momento di festa in cui fotografia, musica e arte si incontrano. A fianco degli scatti vincitori, sarà possibile visitare gratuitamente l’esposizione dedicata alla Press Art “And Now the Good News. Opere dalla Collezione Annette e Peter Nobel”. Da segnalare, lo scatto vincitore della categoria “Ritratti”, che riprende il volto di Claire Parkes-Bärfuss, una signora che dopo aver girovagato il mondo, a 99 anni è rientrata al suo paese natale nell’Emmental.
LAC Café - Lugano

domenica 24 luglio 2016

Don Carlo Gnocchi: una vita spesa a favore di chi soffre

Don Carlo Gnocchi è stato un presbitero, grande educatore è venerato come beato dalla Chiesa cattolica. Fu cappellano militare degli alpini durante la Seconda guerra mondiale e, a seguito della tragica esperienza della guerra, si adoperò ad alleviare le piaghe di sofferenza e di miseria create da quest'ultima. Nell’immediato dopoguerra si adoperò per costruire una rete di strutture, principalmente case di cura per curare bambini invalidi e mutilati dalle atrocità della guerra. 

Don Carlo Gnocchi è andato in paradiso nel 1956, sicuramente il Padre Eterno gli avrà riservato un posto speciale, come meritano coloro che durante il passaggio terreno hanno fatto tanto bene. Da “lassù” sicuramente Don Gnocchi vede cosa sta accadendo nelle circa 60 strutture ospedaliere e centri ambulatoriali in tutta Italia, che lui ha lasciato in eredità a coloro che hanno proseguito la sua opera.

Già abbastanza scandalosa la presa di posizione di abbandonare il contratto nazionale a partire dallo scorso 6 dicembre, in piena sintonia con il “Modello Marchionne”, ovvero quanto accaduto in Casa Fiat. Se nonché la Fiat è una multinazionale che deve necessariamente fare utili, mentre la Fondazione Don Gnocchi dovrebbe essere un’associazione che ha fatto della carità il proprio main business. Il bilancio 2014 parla di una perdita di 544mila euro, in netto calo rispetto ai 9,8 milioni dell’anno precedente. Anche se l’esposizione debitoria risulta pari a 236 milioni di euro, a fronte di 275 milioni di fatturato. La voce “costo del personale”, invece, si attesta a quota 133 milioni.

La Fondazione è rimasta fedele al suo carisma, sapendo sviluppare la sua azione nei decenni successivi con una lettura dei bisogni che man mano emergevano e venendo a configurarsi ai giorni nostri come una realtà del Terzo Settore di grandi dimensioni. Quindi, recentemente altri venti di polemica hanno travolto la Fondazione. I dialoghi di “botta e risposta” tra la “Don Gnocchi” e la dipendente Giovanna Guadagnucci sono apparsi nei giorni scorsi su diversi quotidiani nazionale ed hanno invaso la rete. Alla Signora Guadagnucci sono state amputate tre dita del piede destro. La donna sostiene che la Fondazione voglia metterla da parte come riportato dal Secolo XIX . Al suo fianco c’è il coordinatore nazionale dell’Unione sindacale di base, Maurizio Rimassa che per questa vicenda ha incontrato il capo del personale di “Don Gnocchi” che gli ha offerto 12 mila euro lordi per trovare un accordo per il licenziamento.

La Fondazione però nega tutto “Non è vero che la dipendente del Centro Don Gnocchi di La Spezia è stata licenziata, né che riceverà la lettera di licenziamento. Non è vero che la dipendente, attualmente in malattia, è da un mese senza stipendio. Non è vero che la Fondazione avrebbe tentato una mediazione offrendo alla donna 12 mila euro per tacitare ogni sua pretesa. La dipendente, riconosciuta invalida al 100% è per la legge italiana inabile al lavoro e come tale non può riprendere il proprio posto all’interno del Centro di La Spezia” sottolinea la direzione della “Don Gnocchi”, “Proprio perché inabile al lavoro, non è vero che le è stato prospettato un ricollocamento in altre strutture della Fondazione a Milano, Torino o Roma, come invece riportato nell’articolo. Vista la delicatezza della situazione, la Fondazione ha volontariamente proposto alla dipendente, in servizio alla Don Gnocchi da 14 anni una serie di incentivi all’esodo per accompagnarla alla pensione”.


Giovanna Guadagnucci non ci sta a passare per bugiarda, ha confermato quanto ha dichiarato al Secolo XIX e mostra la bozza di un accordo firmata dal capo del personale, Fabio Carlotti, nel quale si legge di una possibile “ricollocazione a livello di Fondazione” della lavoratrice. “Mi hanno detto che per me non c’era posto né alla Spezia né a Marina di Massa, e che forse qualche possibilità potevano esserci per Milano, Torino o Roma” conferma la donna “dal 20 giugno sono senza stipendio”. Oltre a Fp-Cgil Cisl-Fp e Uil-Fpl, che hanno preso a cuore la situazione lavorativa della Signora Guadagnucci, speriamo che Don Carlo Gnocchi, che tanto bene ha fatto in vita riesca ad aiutare la dipendente della Fondazione.
Fondazione Don Gnocchi, La Spezia