giovedì 14 luglio 2016

Aree indistriali dismesse nel tessuto urbano.

Alcune strutture industriali del nostro passato relativamente recente (1900) appaiono ai nostri occhi come decisamente artistiche, interessanti, ardite e particolari.
Già negli anni ’60 l’opinione pubblica cominciò ad opporsi alla demolizione di alcune strutture industriali, comprendendo l’importanza storica, culturale e artistica di certe costruzioni. In seguito, si è assistito non solo alla salvaguardia delle ex aree industriali, ma anche alla loro valorizzazione e riconversione. Un vero riciclaggio di officine, magazzini e stazioni trasformati in centri sociali, culturali ed economici, centri espositivi, poli per l’arte, atelier, fabbriche di cultura.
La maggior parte delle aree industriali dismesse diventano “officine di sperimentazione” in cui gli artisti creano, suonano, dipingono, cercando nuove forme di espressione.
Ad oggi si moltiplicano i progetti per il recupero degli spazi industriali. Grandi architetti sono chiamati a progettare e mettere in luce l’anima e la storia di questi luoghi.
“Tuttavia, il successo della riqualificazione delle ex aree industriali dipende fortemente dal suo grado di integrazione con la città e alla sua capacità di creare un indotto turistico, culturale, economico e sociale”
La riqualificazione architettonica, la sostenibilità economica e l’impatto ambientale nonché il recupero delle zone fluviali, l’integrazione con i tessuti urbani circostanti e la ridefinizione in termini qualitativi, degli spazi verdi, la riconversione d’uso (rendere le aree riconvertite, a loro volta, facilmente riconvertibili) ed infine il fundraising sono solo alcuni principi base che guidano la loro progettazione.
Di seguito alcuni casi di successo di riqualificazione delle Aree Industriali dismesse in Europa.
- Ex centro industriale, Bilbao, Spagna – Da dieci anni ospita il museo di arte e design Guggenheim, di Frank O’ Ghery. “Le miniere di ferro pian piano si esaurirono, i cantieri navali si trasferirono e, ciò che rimaneva della prosperità di Bilbao era un lungofiume di arrugginite piattaforme e spettrali magazzini fatiscenti. Nel primo anno di vita (1997) il Guggenheim ha attirato circa 100 mila visitatori al mese. In seguito, invece di calare, il tasso delle presenze si è assestato a «una velocità di crociera di quasi un milione di visitatori l’anno»”.(http://www.architettiroma.it)
- Ex bacino industriale della Ruhur, Germania – Interi complessi siderurgici e minerari sono stati riclassificati in spazi pubblici e insediamenti di città-giardino, seguendo le regole di bio architettura. Un progetto regionale che si snoda per circa 400 chilometri e coinvolge la metropoli che aggrega le città di Essen, Duisburg, Dortmund e Oberhausen, presentando ai visitatori 52 testimonianze del passato industriale e della sua realtà attuale. (http://www.ruhr2010.de – http://www.landschaftspark.de/startseite).
Di seguito alcuni progetti realizzati:
-       Ex miniera Zollern, Dortmund – Riconvertita in museo e centro culturale per eventi più diversi. La cultura è il punto di forza della nuova città, che oggi è sinonimo di musica e di nuove forme di promozione dell’arte e dello spirito creativo (nominata capitale europea della cultura nel 2010).
-       Ex fabbica di birra, Dortmund – la sezione più importante è dedicata al periodo dell’industrializzazione soprattutto dagli anni Cinquanta agli anni Settanta, quando Dortmund era quasi considerata la “capitale della birra” in Europa. (http://en.landschaftspark.de/the-park).

-       Ex gasometro, Oberhausen nei pressi di Dortmund – adibito a gigantesco centro espositivo. Nei dintorni sono stati realizzati il maggiore acquario tedesco, un luna park, un’arena, uno shopping center e una promenade con ristoranti, bar e discoteche (www.gasometer.de).


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