Don Carlo Gnocchi è stato un
presbitero, grande educatore è venerato come beato dalla Chiesa cattolica. Fu
cappellano militare degli alpini durante la Seconda guerra mondiale e, a
seguito della tragica esperienza della guerra, si adoperò ad alleviare le piaghe
di sofferenza e di miseria create da quest'ultima. Nell’immediato dopoguerra si
adoperò per costruire una rete di strutture, principalmente case di cura per
curare bambini invalidi e mutilati dalle atrocità della guerra.
Don Carlo Gnocchi è andato in
paradiso nel 1956, sicuramente il Padre Eterno gli avrà riservato un posto
speciale, come meritano coloro che durante il passaggio terreno hanno fatto
tanto bene. Da “lassù” sicuramente Don Gnocchi vede cosa sta accadendo nelle circa
60 strutture ospedaliere e centri ambulatoriali in tutta Italia, che lui ha
lasciato in eredità a coloro che hanno proseguito la sua opera.
Già abbastanza scandalosa la
presa di posizione di abbandonare il contratto nazionale a partire dallo scorso
6 dicembre, in piena sintonia con il “Modello Marchionne”, ovvero quanto
accaduto in Casa Fiat. Se nonché la Fiat è una multinazionale che deve
necessariamente fare utili, mentre la Fondazione Don Gnocchi dovrebbe essere
un’associazione che ha fatto della carità il proprio main business. Il bilancio
2014 parla di una perdita di 544mila euro, in netto calo rispetto ai 9,8
milioni dell’anno precedente. Anche se l’esposizione debitoria risulta pari a
236 milioni di euro, a fronte di 275 milioni di fatturato. La voce “costo del
personale”, invece, si attesta a quota 133 milioni.
La Fondazione è rimasta fedele al
suo carisma, sapendo sviluppare la sua azione nei decenni successivi con una
lettura dei bisogni che man mano emergevano e venendo a configurarsi ai giorni
nostri come una realtà del Terzo Settore di grandi dimensioni. Quindi,
recentemente altri venti di polemica hanno travolto la Fondazione. I dialoghi
di “botta e risposta” tra la “Don Gnocchi” e la dipendente Giovanna Guadagnucci
sono apparsi nei giorni scorsi su diversi quotidiani nazionale ed hanno invaso
la rete. Alla Signora Guadagnucci sono state amputate tre dita del piede destro.
La donna sostiene che la Fondazione voglia metterla da parte come riportato dal
Secolo XIX . Al suo fianco c’è il coordinatore nazionale dell’Unione sindacale
di base, Maurizio Rimassa che per questa vicenda ha incontrato il capo del
personale di “Don Gnocchi” che gli ha offerto 12 mila euro lordi per trovare un
accordo per il licenziamento.
La Fondazione però nega tutto “Non
è vero che la dipendente del Centro Don Gnocchi di La Spezia è stata
licenziata, né che riceverà la lettera di licenziamento. Non è vero che la
dipendente, attualmente in malattia, è da un mese senza stipendio. Non è vero
che la Fondazione avrebbe tentato una mediazione offrendo alla donna 12 mila
euro per tacitare ogni sua pretesa. La dipendente, riconosciuta invalida al
100% è per la legge italiana inabile al lavoro e come tale non può riprendere
il proprio posto all’interno del Centro di La Spezia” sottolinea la direzione della
“Don Gnocchi”, “Proprio perché inabile al lavoro, non è vero che le è stato
prospettato un ricollocamento in altre strutture della Fondazione a Milano,
Torino o Roma, come invece riportato nell’articolo. Vista la delicatezza della
situazione, la Fondazione ha volontariamente proposto alla dipendente, in
servizio alla Don Gnocchi da 14 anni una serie di incentivi all’esodo per
accompagnarla alla pensione”.
Giovanna Guadagnucci non ci sta a
passare per bugiarda, ha confermato quanto ha dichiarato al Secolo XIX e mostra
la bozza di un accordo firmata dal capo del personale, Fabio Carlotti, nel
quale si legge di una possibile “ricollocazione a livello di Fondazione” della
lavoratrice. “Mi hanno detto che per me non c’era posto né alla Spezia né a
Marina di Massa, e che forse qualche possibilità potevano esserci per Milano,
Torino o Roma” conferma la donna “dal 20 giugno sono senza stipendio”. Oltre a Fp-Cgil
Cisl-Fp e Uil-Fpl, che hanno preso a cuore la situazione lavorativa della
Signora Guadagnucci, speriamo che Don Carlo Gnocchi, che tanto bene ha fatto in
vita riesca ad aiutare la dipendente della Fondazione.
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| Fondazione Don Gnocchi, La Spezia |

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