Adriano Olivetti morì
alla fine di febbraio del 1960 e uno degli articoli commemorativi di più
intensa partecipazione lo firmò Le Corbusier. «Egli desiderava realizzare il
sogno di una nuova società sulla terra e non lo rimandava a scadenze
imprecisate», scriveva l’architetto. La morte, improvvisa e prematura
(l’ingegnere non aveva sessant’anni), giunse mentre fra Olivetti e il
progettista prendeva corpo l’intesa per costruire la sede del nuovo Centro di
calcolo elettronico, cioè dello stabilimento in cui sarebbero stati alloggiati
i progenitori dei computer, le macchine alle quali l’azienda d’Ivrea lavorava
dalla metà degli anni Cinquanta e che avrebbero aperto le porte
all’informatica. Una rivoluzione, suggellata dall’incontro fra due persone che
si erano avvicinate più volte nei decenni, si erano cercate e studiate, ma che
si erano solo sfiorate, nonostante la sintonia su che cosa dovesse fare
un’industria, su come dovesse esser costruita e dovesse riflettere un certo
tipo di organizzazione sociale.
Ma anche
quel momento durò pochissimo. Appena un contatto, prima che Olivetti morisse.
Le Corbusier continuò a lavorare per l’azienda di Ivrea insieme a Roberto, il
figlio di Adriano, e mise a punto il progetto di un grande stabilimento che
sarebbe dovuto sorgere a Rho, in una zona di campagna a nord-ovest di Milano,
lungo l’autostrada per Torino. Lo stabilimento
non fu mai costruito, ma restano i progetti, i disegni e i calcoli. E resta, come un sedime culturale, il dialogo a distanza di
due intelligenze novecentesche che hanno creduto nell’innovazione, nel senso di comunità che parte dalla fabbrica e si estende a un territorio e a una città concepiti sulla misura dell’uomo. Questa avventura è raccontata da Silvia Bodei in un libro pubblicato nel 2014 da Quodlibet e che s’intitola
non fu mai costruito, ma restano i progetti, i disegni e i calcoli. E resta, come un sedime culturale, il dialogo a distanza di
due intelligenze novecentesche che hanno creduto nell’innovazione, nel senso di comunità che parte dalla fabbrica e si estende a un territorio e a una città concepiti sulla misura dell’uomo. Questa avventura è raccontata da Silvia Bodei in un libro pubblicato nel 2014 da Quodlibet e che s’intitola

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