Stress test:
godono di buona salute le banche italiane, tranne MPS che segna il passo
Gli Stress
test non sono altro che un esame atto a valutare la solidità delle banche.
L'Eba immagina scenari diversi e ne verifica gli effetti sui capitali della
banca. In particolare simula in due fasi consecutive una situazione "di
base" e una "avversa". Nella prima si ipotizza una crescita
dell'area euro pari all'1,8 % nel 2016 e dell'1,9% nel 2017. Nella seconda, si
sottopone l'istituto a condizioni negative, quali calo del pil nel biennio
2016-2018, un peggioramento del rating dei titoli di stato e dei prezzi degli
immobili residenziali e commerciali, crollo delle Borse.
Vengono così
prodotti migliaia di dati, circa 20mila: dai titoli di stato in portafoglio,
all'esposizione ai rischi in base ai dati di bilancio 2015, al valore del
capitale. Dati che presi nell'insieme danno la misura dell'impatto dello
'stress' sull'istituto. Diversamente dal passato, gli stress test 2016 non
fissano in caso di scenario avverso una soglia patrimoniale al di sotto del
quale la banca è obbligata automaticamente alla ricapitalizzazione (tale soglia
nell'ultimo test del 2014 corrispondeva al 5,5%). Ma si limitano a dare
indicazioni circa lo stato di salute del credito, che è il dato a cui gli
investitori guarderanno. I risultati saranno comunque oggetto della valutazione
della vigilanza Bce che in autunno-inverno condurrà l'esame Srep e quidi
fatalmente porteranno a correzioni per le banche che dovessero presentare
debolezze. Il numero di banche coinvolte è diminuito: nel 2014, erano 124. Oggi
il numero è sceso a 51.
"La
credibilità delle banche italiane è rafforzata, ma occorre che le istituzioni
europee ed italiane lavorino ancora per realizzare più regole comuni per la
corretta concorrenza per il mercato bancario". E’ quanto ha affermato in
una nota il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, dopo gli esiti degli stress
test di ieri. In particolare, è necessario "continuare nelle
riforme", come giustizia civile e uniformità fiscale in Europa.Gli stress
test, sottolinea Patuelli, "sono stati un esercizio severo con assai
improbabili scenari avversi e una impostazione sfavorevole in partenza verso le
banche impegnate principalmente nei prestiti alla clientela, come ad esempio le
banche italiane, per le quali non sono stati conteggiati gli interessi relativi
ai crediti deteriorati di ciascuna banca, nonostante le concrete probabilità di
almeno parziali incassi di detti interessi.
Ciò nonostante, il risultato
complessivo per le banche europee è sostanzialmente soddisfacente, e pure per
le banche italiane che escono dagli stress test per quattro meglio delle attese
dei mercati e per una con l'approvazione da parte della Bce di un importante
piano di complessivo rafforzamento patrimoniale". Quindi, conclude il
presidente di ABI "per l'Italia occorre continuare nelle riforme, cogliere
i frutti di quelle già effettuate e realizzare innanzitutto altre misure per rendere
ancora più efficiente la giustizia civile e più uniforme il fisco in Europa,
per rendere più competitive tutte le attività imprenditoriali italiane nel
contesto europeo".
Il risultato
degli stress test rappresenta un passaggio rilevante per Intesa Sanpaolo, il più
solido Gruppo europeo tra le grandi banche. In termini di solidità patrimoniale
i coefficienti del Gruppo bancario piemontese superano ampiamente le richieste
dei regolatori, anche nello scenario più avverso.Tre delle
cinque banche italiane passano agevolmente gli stress test europei, ma
Unicredit e Mps sono fra le 10 peggiori. Il Montepaschi riceve la stangata più
forte fra tutti gli istituti del Continente, un crollo a -2,44% del
coefficiente patrimoniale CET1 che azzera il capitale nello scenario avverso e
spiega le fortissime tensioni degli ultimi mesi, prima dell'aumento di capitale
e della maxi-cessione di crediti cattivi annunciati oggi per correre ai ripari
extremis.
Non c'è solo
l'Italia sotto la lente delle autorità europee, gli stress test dimostrano la
solidità del sistema bancario italiano nel suo insieme, secondo quanto
annunciato dal Ministero del Tesoro dopo la divulgazione dei dati, aggiungendo
che le misure recenti del governo aiuteranno a smaltire i crediti deteriorati.
Fra le 51 banche esaminate dall'Autorità bancaria europea, l'irlandese Royal
Bank of Scotland e la Allied Irish Bank escono con parecchi danni, un capitale
di miglior qualità (il CET1, appunto) praticamente dimezzato e poco sopra il
7%. Deutsche Bank, che pure non subisce il tracollo che qualcuno ipotizzava e
non vede una stangata sui derivati e sui rischi di mercato, va al 7,80% nello
scenario peggiore ipotizzato dall'Eba: capitale penalizzato, ma in
miglioramento dal 7% del 2014. Miglioramento anche nello scenario di base, al
12,1% dal 10,5%.
Ma il Monte
dei Paschi di Siena, dopo l'estenuante trattativa europea e lo sblocco sfociato
nella soluzione di mercato ufficializzata oggi che esclude l'intervento
pubblico, riceve un vero e proprio schiaffo: il capitale CET1 è azzerato crolla
sottozero, a -2,44% nello scenario avverso, per il quale nei test del 2015 era
prevista una soglia minima del 5,5% sotto la quale scattava la cura della Bce
da approntare immediatamente. Numeri che spiegano il crollo in borsa e la
frenesia dei negoziati fra Bce, Bankitalia, Tesoro e il consiglio dell'istituto
senese.
Numeri che,
anche se non parlano di un caso 'italiano', delineano un caso 'Siena' in Europa
in questo momento. E forse non è un caso che proprio la Bce, in una nota emessa
a caldo dopo i risultati dell'Eba, rilevi come "con una eccezione, tutte
le banche mostrano livelli di capitale CET1 ben al di sopra del benchmark del
5,5% usato nel 2014". Presentarsi ai mercati, lunedì mattina, con questi
numeri senza un piano già varato (e approvato dalla Bce) avrebbe significato un
bagno di sangue per Siena.
Situazione
diversa per Unicredit, che nello scenario avverso è al 7,10%,a ma si colloca
comunque al quarto peggior posto fra i 51 istituti europei per capitale su base
transitoria ed alla sesta peggiore nello scenario avverso. E' con un occhio
altrettanto attento all'apertura della borsa lunedì che l'istituto, che ha
appena nominato alla guida Jean Pierre Mustier, fa sapere che valuterà "se
siano necessarie ulteriori misure o modifiche del piano di capitale". Le
voci parlano di cinque miliardi di aumento e altrettanti da dismissioni.
Bankitalia rileva comunque come, nonostante la severità dello stress test e le
forti tensioni degli ultimi anni, quattro delle cinque principali banche italiane
del campione Eba abbiano subito un impatto sul capitale derivante dallo
scenario avverso di 3,2 punti percentuali, meglio della media europea (3,8
punti), anche se includendo in Montepaschi le banche italiane scendono di 4,1
punti.
Sempre il
Ministero del Tesoro rileva che le condizioni di Mps, due salvataggi pubblici e
finora 8 miliardi in due aumenti di capitale in due anni cui ora se ne aggiunge
un terzo "sono da tempo all'attenzione" della vigilanza europea. Dai
numeri dell'Eba esce in buona salute Intesa Sanpaolo, che rispetterebbe le
condizioni della vigilanza anche nello scenario avverso 10,21% di CEt1) e a
maggior ragione in quello base (12,80%). Se la cava bene, a sorpresa dopo
recenti e discusse indiscrezioni, il Banco popolare (9,05% nello scenario
avverso). Tiene bene Ubi (8,85% nello scenario peggiore). Tutto ciò in un
contesto in cui i rischi di credito, particolarmente penalizzanti per l'Italia
da poco uscita dalla recessione, pesano nello scenario avverso ben 349 miliardi
sui bilanci delle 51 banche, con le sofferenze peggiori in Italia, Gran
Bretagna, Spagna e Francia.











